Lump: ‘Lump’ (Dead Oceans, 2018)


Anche se vive da tempo in Islanda, esattamente due anni fa Mike Lindsay si trovava a Londra per assistere a un concerto di Neil Young. Opening act della serata era Laura Marling, che poco più tardi gli venne presentata da amici comuni. Il produttore nonché membro dei Tunng e la cantautrice si misero a chiacchierare per diversi minuti, e fu proprio quella sera che il progetto Lump cominciò a concretizzarsi. Mike cercava qualcuno che scrivesse le liriche e poi le cantasse per delle basi musicali, un mix chic e curato di suoni analogici e digitali, a cui stava lavorando da qualche mese.

L’unione tra la colta scrittura della Marling e i suoni notturni e raffinatissimi di Lindsay non poteva non produrre qualcosa di estremamente celebrale (“ispirato al surrealismo del 20° secolo e a poeti come Edward Lear e Ivor Cutler“, dice la nota stampa), un concept sulla vacuità della vita contemporanea, dal cieco individualismo di questi tempi all’estremizzazione dell’edonismo attraverso avatar che distorcono la vera personalità dell’individuo. Se tutto ciò può sembrarvi ostico non abbiate timore di esplicitarlo, lo è davvero, e i sei brani contenuti in ‘Lump‘ (il settimo è una semplice enunciazione dei credits del disco) necessitano diversi ascolti prima che possano essere decodificati. Il limite di questo mini-album, oltre a una brevità che dà l’idea di una collaborazione lasciata a metà, è proprio un distacco dall’ascoltatore che non si riesce a colmare: come se Mike & Laura avessero più entusiasmo per l’idea in sé che per la sua messa in pratica, come se preferissero mostrare cultura ed eleganza piuttosto che creare empatia. Unica eccezione il brano portante, ‘Curse Of The Contemporary‘, in cui il tappeto sonoro di Lindsay ha finalmente dei sussulti e nella doppia linea vocale la Marling si lascia finalmente andare a qualcosa di catchy. Un’ottima canzone su sei, però, è un po’ poco per generare qualcosa di più di un moderatissimo assenso.

VOTO: 😐



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