Malena Zavala: ‘Aliso’ (Yucatan, 2018)

Aveva solo tre anni Malena Zavala quando, ai tempi della grande crisi economica argentina, la sua famiglia si trasferì a Londra. Il termine “Brexit” non era ancora nemmeno stato coniato, e il passaporto italiano fu condizione sufficiente e allo stesso tempo indispensabile per avere il permesso di soggiorno nel Regno Unito. Vivere in Inghilterra fu fondamentale per la sua formazione artistica, che cominciò con gli ascolti dei dischi del padre (un architetto con la passione per la musica), che le faceva sentire di tutto, dal Buena Vista Social Club ai Supertramp. E pensare che da piccola Malena voleva essere Britney Spears, e si esercitava per ore e ore in cucina per arrivare a ballare e cantare come lei. Fu allora che cominciò a mettere in mostra la sua voce, esercitata poi all’Academy Of Contemporary Music di Guilford, dove si iscrisse ma che presto abbandonò perché volevano obbligarla a cantare una cover delle Girls Aloud.

Perché quella ragazza determinata ma un po’ ribelle divenisse la Malena Zavala di ‘Aliso‘ fu però fondamentale il fratello Lucas, di cinque anni più grande, che prima le fece ascoltare Beach House, Feist, Devendra Banhart, Cat Power e Tame Impala, e poi la fece diventare la voce del suo gruppo, gli Oh So Quiet. L’esperienza come frontwoman durò poco, ma i dischi della band australiana avevano nel frattempo folgorato Malena: da Britney wannabe a Kevin Parker wannabe, la ragazza di origine argentina decise che la sua strada era registrare un disco in completa autonomia.

E così arriviamo ad oggi, e a queste dieci tracce meravigliose in cui le varie tonalità vocali che Malena mette in campo si sostengono a vicenda con lente e sinuose parti di chitarra e, a volte, percussioni campionate (da un tamburo di proprietà del fratello!). I cinque succitati artisti, quelli che Lucas le aveva fatto ascoltare, sono tutti estremamente presenti in queste canzoni: la Zavala prende da ognuno di loro il meglio, amalgamandolo con personalità e gusto. Pensate dunque a Cat Power e Feist che cantano (anche insieme) sulle chitarre di Devendra e Alex Scally dei Beach House e sotto la produzione del leader dei Tame Impala. Il risultato sono brani perfetti come ‘If It Goes‘, ‘Broken By Two‘, ‘Could You Stay‘, ‘Should I Try‘ e soprattutto ‘A Vision That’s Changed‘, picco emozionale del disco e melodia più romantica delle ultime venti o trenta stagioni. Il mondo dovrebbe accorgersi dell’eccellenza assoluta di queste canzoni, di come vengono suonate, cantate e arrangiate. E pensare che a fare tutto ciò sia un’unica persona, per giunta esordiente, è letteralmente stupefacente.

VOTO: 😀



 

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