Introducing: Embers
17-3-2017

(RC) Mi sono innamorato della descrizione che questa band di Manchester da della propria musica: "Embers are a band consisting of four people. We write music we like". Diretti, concisi e dritti al punto questi Embers che mescolano post-rock, psichedelia, shoegaze e attitudine quasi industrial a tratti. Ci troviamo fra le mani un frutto musicale oscuro e rabbioso, ricco di fascino malato eppure irresistibile, che ci attrae inesorabilmente, in forza di una potenza chitarristica e di chiaroscuri vibranti che non ci danno scampo.

Risalgono al 2011 le devastanti ' Without Fear or Favour' che ha qualcosa di veramente mistico nel suo interno, come una sublimazione visionaria e stordente dei Joy Division, roba che lascia senza parole con quegli archi che si sentono sotto le chitarre e l'epicità che riempie i nostri polmoni o la pazzesca 'Tunnel Vision' che parte con questo drumming in mezzo a un frastuono quasi industriale, un inizio da brividi, per un pezzo che poi non lascia scampo, un mondo oscuro e in rovina che grida il suo dolore mentre tutto esplode e crolla. Sempre al novembre 2011 risale 'Days Turn Into Weeks', dolorosa marcia pianistica che ancora è pronta a mostrarci il lato più oscuro ed evocativo di quello che ci circonda.

Nel settembre 2012 esce il doppio A side con la già conosciuta 'Tunnel Vision' e 'Sins Unknow' per la quale bisogna legarsi le mani per non portarsele alla testa in preda a visioni disturbanti. La batteria è ancora devastante, scandisce un ritmo tribale eppure nello stesso tempo così urbano, mentre distorsioni, rumori sporchi, chitarre sature ammorbano l'aria, ma continua a non mancare mai quella specie di effetto cinematografico come se dei cori in lontananza riempissero ancora di più un suono già saturo. Altro diamante brillantissimo di una sonica luce oscura è 'Part Of The Echoes' che ci fa volare in un mondo senza gravità, plasmando l'epicità e la visionarietà in un modo che forse solo i Verve sono riusciti a fare nei tempi d'oro. Poi una lunga pausa in cui ci si chiede che fine abbiano fatto questi talentuosi ragazzi, che riemergono nel novembre del 2015 con 'The Bitten Tongue' che mi riporta alle cose più intense dei Puressence, come a dire che l'aria di Manchester è assolutamente determinante. Si arriva ora al 2017 con l'incanto purissimo e la magia di un brano che entra di diritto nell'olimpo dei capolavori: 'Signs' è un crescendo che ci esplode nel petto, nel cuore e nella mente. Emotivamente il brano è travolgente, ma melodicamente la band qui si supera, con saliscendi empatici avvolti nei synth e in chitarre a planare che riempiono ogni spazio vuoto. Si arriva alla fine del brano e sempre di non aver mai toccato terra nei precedenti 5 minuti. Insieme a questo brano emerge anche l' emozionante 'Unbound' in cui è una chitarra acustica a segnare la linea melodica struggente, mentre sotto un mondo visionario inizia a manifestarsi e a crescere, per entrarci sempre più nel cuore: epicità e crescendo quasi alla Mogwai in una versione più pop. Epocali.

Io posso solo dire una cosa...dateci un disco, per favore...




Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook