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Interview: Patrick Wolf

19-10-2009

Oggi a Milano è un giorno strano. Il traffico pare impazzito e il cielo si divide tra l'ultimo sole e l'ultimo temporale estivo. Arrivati davanti al Magnolia, ci troviamo di fronte ad uno spettacolo insolito: un gruppetto di ragazzine, o meglio, di fan accanite, aspettano all'esterno l'uscita del proprio idolo. Scena davvero inusuale in Italia. Altre si trovano proprio davanti alle porte del Magnolia e cercano di corrompere i giornalisti per vedere da pochi passi lui, Patrick Wolf. Le interviste son molte e i tempi ristretti, un quarto d'ora a testa. Patrick si presenta in pantaloncini corti e cappello, con cocktail in mano. Gentile, raffinato e un po' stanco.

Indie-Rock.it - Hai iniziato a suonare il violino quando eri veramente giovane. E' stata una tua scelta o sei stato indirizzato dai tuoi genitori? Ti chiedo questo perché mi fa strano immaginare che un ragazzino, un bambino, preferisca il violino ad altri strumenti...

Patrick Wolf - No no, è stata totalmente una mia scelta. Sono cresciuto in una famiglia musicalmente molto aperta; son cresciuto tra musicisti. Quindi la scelta è stata personale.

E perché questa tua scelta? Già da così giovane avevi un'idea ben delineata su cosa avresti voluto fare in futuro?

Tu sei giovane, fai interviste, probabilmente è ciò che vuoi fare in futuro no?

Si...

Ecco, la stessa cosa per me. Suonavo il violino perché sapevo che sarei voluto rimanere in tale campo. Sapevo che sarebbe stata la musica il mio futuro. Ci speravo, lo sentivo.

Sei poi andato via di casa quando eri ancora un ragazzino e sei andato a vivere in totale libertà, girovagando, esibendoti per strada. Come è stato vivere così?

E' stato un periodo importante per la mia vita, formativo direi. Ho scoperto la libertà.

Qual'é la tua idea di libertà?

In sostanza, libertà è fare ciò che senti di dover fare. Non dover attenerti a ciò che gli altri vorrebbero da te senza pensare a ciò che veramente ti importa. Il poter agire liberamente è una dote fondamentale.

La libertà è quindi molto importante per te?

Sì, soprattutto come artista e musicista. Un'artista non può prescindere dalla libertà, è un elemento principale, sostanziale. Troverà sempre qualcuno che cercherà di indirizzarlo a fare ciò che non è nelle sue corde.

Si dice che la Fat Cat Records ti abbia visto durante una performance e ti abbia regalato un Atari e un mixer per poterti stimolare a produrre. E' vero questo episodio?

Io avevo mandato a loro dei demo e gli sono piaciuti. Erano interessati a produrre il mio primo disco e allora mi diedero dell'attrezzatura per farmi provare a registrare qualcosa con macchinari miei.

Molti giornalisti e critici han parlato di te usando addirittura il termine "genio"...

Ed è molto noioso...

Qual'è la tua idea di "genio"? Qualcuno che ha improvvisi slanci di poesia, qualcuno che ha sempre trovate geniali, un prescelto, altro?

Non mi preoccupo molto di questo. E' un termine che non mi piace. Non cerco di essere geniale, cerco solo di fare il meglio possibile. A volte il genio e l'idiota non sono poi così distanti.

I giornalisti si son sbizzarriti nel dire e parlare di te. Noi vogliamo sentire Patrick Wolf parlare di Patrick Wolf. Cosa pensi di te stesso?

Qualcosa riguardo a me? Penso che sto facendo bene in quello che faccio, mi trovo estremamente a mio agio. Faccio l'unica cosa che potrei fare per essere felice.

Quali sono le tue novità nel tuo nuovo album 'The Bachelor'?

La produzione. Questo album è stato totalmente prodotto in studio mentre i due precedenti erano nati principalmente a casa mia. E poi è un disco molto più maturo, considerando che all'esordio avevo solo 18 anni. Oltretutto ho registrato molte canzoni e ho potuto decidere quali inserire nella tracklist.

E quale tra queste canzoni ti rappresenta di più?

'Blackdown', rappresenta gli ultimi due anni della mia vita, il rapporto con i miei genitori. E' molto importante per me.

Qual'è il significato che dai al titolo dei due dischi 'The Bachelor' e 'Conquerer'?

'The Bachelor' è la storia di un uomo che vuole sposarsi e sta cercando la persona giusta. 'The Conquerer' è il tentativo di trasformare una situazione negativa in positiva.

I due dischi sono riuniti sotto il titolo 'The Battle'

In entrambi casi c'è una battaglia. La battaglia per amare ed essere amati. Questo saper conquistare è come dire: "Il tuo cuore è chiuso, lascia che io ti aiuti. Ti ricondurrò ad amare".

Puoi parlarci del progetto 'Bandstocks'?

Chiunque, da ogni parte del mondo, può investire per la produzione del mio album. Non c'è limite sul quanto dare, tu devi decidere in base a quanto credi nell'investimento che stai per compiere. Con qualsiasi cifra. Funziona proprio come un normale investimento: tu dai capitale per finanziare una produzione, se la produzione, e quindi il disco, fa soldi, tu guadagni in base a quanto hai investito.

Potrebbero essere gli investimenti collettivi nella produzione il futuro dell'industria discografica?

Non lo so. Io ti posso parlare dei risultati ottenuti sul mio disco. Ha funzionato e quindi credo in un futuro di questa modalità per ottenere soldi per produrre. Ma se devo rispondere prettamente alla tua domanda, non saprei dirti se ciò potrebbe essere il futuro dell'industria, posso solo dirti che è il presente della mia.

La tua musica ha molto di moderno, ma anche tantissimi riferimenti ad uno stile più classico e barocco. Cosa ti ha influenzato maggiormente?

Non so. Non voglio cercare le mie influenze. Voglio credere che ciò che io faccia sia abbastanza puro.

Suoni molti strumenti. Quale pensi riesca a rappresentarti meglio?

Credo il piano. Anche la voce, ma il pianoforte ha un suono così felice.

Il piano è molto intimo.

Sì, ma anche una potenza straordinaria, riesce ad unire entrambe le atmosfere. E' passionale.

Sei anche uno scrittore. Stai scrivendo un libro con storie per bambini vero?

Sì, è un'idea. E' tanto tempo che lo progetto. Ho iniziato a lavorarci cinque anni fa, ma non ancora trovato il tempo per poterlo finire.

Qual'è il tuo approccio alla scrittura?

Scrivo sempre, ogni giorno. Circa due ore al giorno. E scrivo tutto ciò che mi passa in testa

E quale modalità di scrittura preferisci?

Storie, canzoni. Non credo di essere molto poetico. Ciò che scrivo è molto fantasioso, deriva più da quella sfera...


Mattia Barro