GENERE: new wave, post-punk.
PROTAGONISTI: Tobias (voce), Gauthier (chitarra), Harry (basso), Sleath (batteria).
SEGNI PARTICOLARI: gli O Children si formano nel 2009 prendendo il loro nome da una canzone di Nick Cave, e raggiungono da subito un buon successo di pubblico e critica con il loro singolo d'esordio, l'ottima 'Dead Disco Dancer'. Il frontman anglo-africano Tobias, con la sua voce dai toni dark in pieno stile Joy Division/Bauhaus e i suoi 2,03 metri di altezza, diventa da subito una presenza caratteristica sui palchi della scena indie 'made in UK'. Dopo il successo del singolo (di cui è stata venduta ogni singola copia stampata) arriva finalmente l'atteso album d'esordio.
INGREDIENTI: il colore di questo disco è il nero, tanto caro alla new wave e al post punk degli anni ottanta. Proprio in quel decennio gli O Children affondano le loro radici, richiamando quelle sonorità fatte di linee di basso ossessive, chitarre taglienti e voci profonde. La band inglese sposa perfettamente questo stile, aggiungendo un tocco di modernità dato soprattutto dall'ottima produzione del disco.
DENSITÀ DI QUALITÀ: la prima traccia, 'Malo', fa notare subito una notevole accuratezza nella produzione, con l'aggiunta di synth anni '80 e arrangiamenti orchestrali davvero di alta qualità. Un ottimo brano, che è ben più di un apripista per la seconda traccia, 'Dead Disco Dancer', il succitato singolo che un anno fa anticipo l'uscita del disco. Qui la voce di Tobi tocca note veramente inarrivabili, il tutto unito a un riff di chitarra e synth che ipnotizza l'ascoltatore. La successiva 'Heels' si rivela particolarmente melodica, e in questa traccia è l'elettronica a farla da padrone: l'uso massiccio di sintetizzatori rende il brano in linea con lo stile che fu dei Depeche Mode di metà Eighties. Tutto davvero molto, molto bello. Segue l'ottima 'Fault Line', dove la voce di Tobi si apre a toni meno cupi e la batteria 'terzinata' rende il brano propriamente un pezzo rock. 'Smile' vede invece rallentare il ritmo, presentandosi come una dark-ballad. Una traccia forse non al livello di quelle che la precedono, ma nella chimica generale del disco svolge un ruolo importante e merita senza dubbio di far parte della tracklist. 'Ezekiel's Son' è un'altra canzone perfettamente in linea con il disco, che se da una parte può suonare un po' ripetitivo, dall'altra sembra assicurare una garanzia di alta qualità brano dopo brano. Ecco poi 'Ruins', primo singolo ad essere distribuito anche negli USA. Una traccia potente ma melodica, che sicuramente farà apprezzare gli O Children anche oltreoceano. Segue 'Radio Waves', canzone che più di ogni altra strizza l'occhio a quell'indie ormai definibile come "classico" (vedi i primi lavori degli Editors). Al suo interno però anche una parte strumentale di psichedelia pura, dove fanno la loro comparsa addirittura i fiati. E quando una band così decide anche di osare qualcosina in più in questo modo, il livello generale di questo disco si alza ulteriormente. Dopo una 'Pray The Soul Away' che onestamente non colpisce troppo, si arriva alla degna conclusione di questo ottimo disco d'esordio, la splendida 'Don't Dig', costruita su un tappeto di sintetizzatori e drum machine. Perfetta ed intensa conclusione del lavoro della band inglese.
VELOCITÀ: togliendo un paio di episodi più lenti, il ritmo è costantemente piuttosto sostenuto, tipico di una musica che magari non sarà fatta per far ballare ma sa ad ogni modo far muovere chi la ascolta, senza mai tralasciare melodia e intensità nell'esecuzione.
IL TESTO: "Adesso asciugati gli occhi, fa un sorriso e vai fuori / Quando non c'è nient'altro da fare, trova il divertimento dentro di te", è la traduzione di alcuni versi di 'Smile'.
LA DICHIARAZIONE: Dice Tobias a riguardo degli obiettivi futuri della band: "Non vogliamo essere troppo pretenziosi, vogliamo solo fare la musica che ci piace e che amiamo. E' figo se ad un po' di persone piace, ed è altrettanto figo se ad un po' di persone non piace."
IL SITO: 'Myspace.com/ochildren'.
Francesco Caprai |
|
|
|
|