GENERE: alternative pop.
PROTAGONISTI: Richard Ashcroft (voce e chitarra acustica), Steve Wyreman (chitarra), Dwayne 'DW' Wright (basso), Qyu Jackson (batteria), Rico Petrillo (tastiere e samples).
SEGNI PARTICOLARI: dietro al nome di RPA & The United Nations of Sound si nasconde Richard Ashcroft, che dopo aver dominato il panorama musicale mondiale negli anni '90 con i Verve (avventura poi ripresa brevemente due anni fa) e alcuni dischi da solista negli anni Zero, si affaccia al nuovo millennio con questa nuova sfida, insieme ad un collettivo di musicisti dalla influenze musicali più disparate.
INGREDIENTI: questo disco vede (ovviamente) come protagonista Ashcroft, per una questione tanto di carisma quanto di fama. Ciò nonostante l'apporto della band è fondamentale per delimitare il suono di un disco che spesso lascia completamente in disparte quelle che sono (erano?) le sonorità tipiche di Ashcroft. L'album infatti presenta soluzioni stilistiche che vanno dagli arrangiamenti orchestrali a sonorità che sfociano nell'R&B.
DENSITÀ DI QUALITÀ: il disco si apre con 'Are You Ready?', singolo che fece da apripista al disco alcuni mesi fa. Un giro di accordi ripetuti alla nausea, salvato in parte da un arrangiamento molto ricco che sa dare un tono alla composizione. Segue il secondo singolo, 'Born Again', uscito insieme all'album. Il livello di questa seconda traccia è senza dubbio più alto, anche se dopo aver svelato subito i due singoli di questo disco si nota come gli standard raggiunti da Ashcroft nei nineties con i Verve sono qualcosa di assolutamente impareggiabile. La terza traccia, 'America' vede al solito la caratteristica voce della leggenda brit-pop in prima linea, ma subentrano prepotenti gli stili musicali portati dal resto della band, e questo mix di sonorità diverse si rivela particolarmente interessante. 'This Thing Called Life' è un altro brano decisamente orecchiabile, con quei ritmi solari tipici del lato più commerciiale di Ben Harper. Una canzone molto poco brit: un bene, in quanto evita paragoni scomodi. 'Beatitudes' si spinge ancora oltre, con un risultato discreto anche se mettere un assolo di chitarra in ogni brano, in un disco del 2010, è una scelta piuttosto azzardata. Anche qui il giro è il solito ripetuto all'infinito, ma il ritmo trascinante che sa renderlo quasi un pezzo ballabile vale il sacrificio melodico. Per la successiva 'Good Loving', il buon Richard è salvato ancora una volta dalla sua band, che propone un arrangiamento davvero notevole per un brano che di per se non porta niente di nuovo. 'How Deep Is Your Man' è invece un blues di davvero difficile ascolto. Già sentito. Vecchio. Evitabile. Stesso discorso vale per 'She Brings Me The Music', una ballad che strappa pochi applausi e qualche sbadiglio. 'Royal Highness' invece è davvero coinvolgente, adatta per un viaggio in auto verso la spiaggia. Il main riff sembra sinceramente un plagio di un pezzo di qualche decade fa. Arriva il turno di 'Glory', una canzone di cui fra qualche mese non sentiremo la mancanza. 'Life Can Be So Beautiful' è un titolo che fa capire quanto ci siamo allontanati dalle varie 'Drugs Don't Work' (canzone che fu votata su NME come la più triste di sempre). Un grosso cambiamento. In Meglio? Direi di no. L'aria un po' da predicatore di Ashcroft veleggia anche sulla conclusiva 'Let My Soul Rest', che chiude un disco purtroppo solo in minima parte convincente, con pochi episodi davvero validi. Alcuni brani non riescono davvero a incidere in nessun modo (né dal punto di vista melodico né tanto meno da quello del ritmo), e l'album è riempito soprattutto dai pseudo-esperimenti di Ashcroft e dalla sua voglia di battere strade da lui mai esplorate. Ma chi lascia la via vecchia per la nuova...
VELOCITÀ: alcune canzoni hanno un bel ritmo, coinvolgente, con altre si guarda il lettore chiedendosi: "Quanto manca?" ogni 20 secondi circa.
IL TESTO: "Adesso alzati dal pavimento dove sei / alzati, ti va di combattare ancora un po'?" Traduzione di alcuni versi del singolo 'Born Again'.
LA DICHIARAZIONE: Ashcroft a 'Scotsman.com': "Ho solo voluto cambiare le cose per il mio proprio interesse personale, più di ogni altra cosa. Proprio perché amo fare musica ed era tempo di spiegare le mie ali un pochettino..."
IL SITO: 'Richardashcroft.co.uk'.
Francesco Caprai |
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