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Sophia:
Technology Won't Save Us
ANNO: 2007
ETICHETTA:
City Slang
"La quarta prova dei Sophia ci presenta un Robin Proper-Sheppard in piena forma, sincero ed emozionante dalla prima all'ultima nota" |
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il giudizio di indie-rock.it: |
         7/10 |
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GENERE: rock elettro-acustico.
PROTAGONISTI: Robin Proper-Sheppard (voce, chitarre, basso e tastiere), Jeff Townsin (batteria).
SEGNI PARTICOLARI: dopo l'esperienza con i God Machine, interrottasi prematuramente con la morte per malattia di Jimmy Fernandez, Robin Proper-Sheppard ha ripreso in mano la chitarra (acustica, questa volta) per formare i Sophia, con i quali ha dato alle stampe quattro lavori ed un mini album live. Con i primi due, 'Fixed Water' (1997) e l'eccellente 'The Infinite Circle' (1998) aveva giurato di aver definitivamente chiuso con le chitarre elettriche. Promessa in parte infranta con 'The People Are Like Seasons' (2004), anche se il Nostro pare ancora perfettamente a suo agio nel confezionare ballads perfette.
INGREDIENTI: la formula musicale dei Sophia non è mutata molto nel corso degli anni. Nonostante i lunghi periodi di attesa tra un lavoro e l'altro, il loro suono resta inconfondibile e le canzoni sembrano legate da una sorta di filo rosso: ballate semi-acustiche, qua e là contornate da tastiere ariose ed archi mai troppo invadenti, ed una voce, quella di Robin, tra le più comunicative e coinvolgenti in circolazione. Ciononostante, negli ultimi due lavori non hanno disdegnato delle variazioni sul tema: qualche escursione sonica, che par richiamare proprio i God Machine, aperture pop nemmeno troppo dissimulate, divagazioni strumentali ora calme ed avvolgenti ora vibranti e cariche di tensione.
DENSITA' DI QUALITA': rispetto a 'The People Are Like Seasons', il nuovo lavoro ci sembra più omogeneo dal punto di vista compositivo: qualche divertissement nel disco precedente non ci aveva convinto del tutto e le atmosfere create dalle canzoni parevano piuttosto slegate le une dalle altre. Le canzoni di 'Technology Won't Save Us' disegnano paesaggi sonori complessi e variegati eppure fortemente riconoscibili. Nell'iniziale title track (per la spiegazione del titolo vi invitiamo a leggere la recensione del concerto milanese), mediante un processo di accumulazione strumentale, Robin descrive perfettamente l'avvicinarsi di una tempesta; nel singolo 'Pace', invece, con enfasi e piglio risoluto dichiara che no, non possiamo cambiare il mondo. E' invece la rassegnazione a dominare pezzi quali la splendida 'Big City Rot' e la drammatica 'Lost (She Believed In Angels…)', nelle quali il Nostro racconta i propri malesseri esistenziali. Lo strumentale 'Twilight At The Hotel Moscow' descrive con una moltitudine di influenze sonore differenti (vi convivono elementi di jazz e di country in maniera per nulla affatto forzata) un viaggio a Belgrado; la lunga 'P1/P2' vede Robin destreggiarsi con abilità tra rock ed elettronica in maniera del tutto personale e la conclusiva 'Theme For The May Queen', con le sole chitarre elettriche libere di echeggiare, è liberatoria come un urlo per troppo tempo soffocato.
VELOCITA': sebbene siano inevitabilmente le ballate il punto di forza del progetto Sophia, destinate ad entrare nel cuore degli appasionati come era successo con quelle dei lavori precedenti, anche nei radi episodi in cui il volume si alza ed il ritmo cambia, Proper-Sheppard pare tutt'altro che uno sprovveduto. D'altra parte, i God Machine devono pur avergli insegnato qualcosa!
IL TESTO: 'Big City Riot': "I just realized I can't afford to live in this city… but who cares, no one ever smiles and the wheater's shitty. Well, why don't leave, you say. But where would I go?"
LA DICHIARAZIONE: Robin Proper-Sheppard: "Non credo che la musica dei Sophia sia pessimista. Pessimista è un concetto negativo, senza speranza. La musica dei Sophia è una conversazione con me stesso."
IL SITO: www.sophiamusic.net
Vincenzo Ostuni |
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