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Dry The River: Shallow Bed (2012)

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Dry The River: Shallow Bed (2012 - RCA)

"Un debutto gradevole e con episodi importanti"

di Antonio Paolo Zucchelli

  il giudizio: 7/10

GENERE: indie-folk, folk-rock.

PROTAGONISTI: Peter Liddle (voce, chitarra), Will Harvey (violino, mandolino, viola), Jon Warren (batteria), Matt Taylor (chitarra), Scott Miller (basso).

SEGNI PARTICOLARI: opera prima per la indie-folk band inglese, dopo una manciata di EP e singoli, la nomination nella lista 'Sound Of 2012' della BBC e il notevole hype che la stampa musicale britannica, in particolare NME, ha dato loro negli ultimi mesi. ‘Shallow Bed’ è stato prodotto da Peter Katis e registrato nel suo studio nel Connecticut.

INGREDIENTI: la band londinese cita tra le sue influenze Arcade Fire, Elbow e Mumford And Sons: probabilmente i Dry The River non riusciranno a raggiungere il livello di queste tre band sotto il profilo della fama e del successo commerciale, sebbene ‘Shallow Bed’ sia comunque un album più che discreto e assai piacevole all’ascolto, ma il talento non manca. I loro testi sono piuttosto tristi, a volte tragici e parlano di problemi di alcolismo che rovina le famiglie, di matrimoni andati male, di depressione, e danno l’impressione di raccontare episodi reali.

DENSITÀ DI QUALITÀ: uno degli aspetti che più colpisce in ‘Shallow Bed’ è, senza dubbio, l’emozione che si può trovare all’interno di tutti i suoi brani. La passione è una presenza innegabile: prendiamo, per esempio, un brano come ‘Demons’, che racconta una storia con cui chiunque, ad un certo punto della vita, si può relazionare, il suono pieno e orchestrale che lo completa è semplicemente delizioso e regala sensazioni indescrivibili a chi ascolta. In più di un brano, soprattutto in ‘Shield Your Eyes’ e ‘New Ceremony’, dove si può anche vedere un marcato tentativo di creare epicità attraverso l’unione di melodiosi cori pop cari alla musica inglese con elementi della tradizione folk, è evidente la somiglianza della gradevole voce di Peter Liddle con quella di Guy Garvey: il giovane londinese forse non riesce ad avere lo stesso impatto sotto il profilo emozionale del frontman della band mancuniana, ma sa comunque creare atmosfere piacevoli. Proprio la voce di Liddle, spesso in falsetto, è una delle caratteristiche più importanti della musica dei Dry The River: particolare e unica, è capace di regalare un’abbondanza di ricche e calde armonie (che a volte possono ricordare quella dei ben più famosi Fleet Foxes) all’ascoltatore come nel brillante ‘No Rest’ o nell’ottimo singolo ‘Weights & Measures’, senza dubbio uno degli highlights di questo album. ‘Shallow Bed’ è, in definitiva, un debutto più che sufficiente che, magari senza brillare troppo sotto il profilo dell’originalità, rimane comunque gradevole e propone parecchi episodi importanti, sarà interessante vedere che strada i Dry The River vorranno seguire per il loro sophomore album.

VELOCITÀ: disco piuttosto tranquillo, ma con parecchie emozioni.

IL TESTO: il lamento di Peter Liddle nel singolo ‘Weight & Measures’: “I was prepared to love you / And never expect anything of you” e poi ‘Baby, there ain’t no sword in our lake / Just a funeral wake.”

LA DICHIARAZIONE: il frontman Peter Liddle a ‘Toromagazine.com’ riguardo alle canzoni presenti nel loro debutto: "Alcune canzoni sono state scritte prima della formazione della band, hanno cinque o sei anni. Non posso dire che non mi piacciano, ma se le dovessi scrivere adesso, sarebbe sicuramente diverse. Mi piace guardare i nostri progressi rispetto all’inizio e credo che sia ciò che ‘Shallow Bed’ può mostrare."

IL SITO: 'Drytheriver.net'.