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Father John Misty: Fear Fun (2012)

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Father John Misty: Fear Fun (2012 - Bella Union)

"Entra a poco a poco in chi lo ascolta, cresce nel tempo fino a diventare una presenza necessaria"

di Guia Cortassa

  il giudizio: 8/10

GENERE: Laurel Canyon sound.

PROTAGONISTI: Joshua Tillman, o J Tillman: “I never liked the name Joshua / I got tired of J.” OK, quindi per ora Father John Misty. Dimissionario dalla batteria dei Fleet Foxes ma non nuovo alla produzione solista, comunque all’esordio sotto il nuovo moniker. Con lui, dall’altra parte del vetro, niente meno che Jonathan Wilson e Phil EK.

SEGNI PARTICOLARI: “Look out, Hollywood, here I come!”, come recita il brano di apertura, è una frase più che emblematica per raccontare il mood del disco. Pubblicamente stanco dell’esistenza totalizzante da Fleet Foxes (oltre che parte del gruppo, Tillman era anche fidanzato con la manager nonché sorella del leader Robin, Aja Pecknold), in cui per sua stessa ammissione non c’era minimo spazio per la creatività individuale, il cantautore ha deciso di cambiare vita. Tagliati barba e capelli, e abbandonata la piovosa Seattle per le soleggiate colline hollywoodiane, la vita a Laurel Canyon è stata di ritrovata ispirazione. Interamente registrato nei famosi studi di Jonathan Wilson, infatti, 'Fear Fun' è la perfetta trasposizione al presente del sound che ha reso celebre lo storico quartiere hippie.

INGREDIENTI: un artwork che vale più di mille parole: tratti folk, una massiccia dose di psichedelia - di stampo britannico, però - e quel Laurel Canyon sound che, come un infarto o un orgasmo, è impossibile da spiegare a chi non l’abbia mai provato.

DENSITÀ DI QUALITÀ: a un certo punto arrivi a trent’anni, e cominci a chiederti chi sei, e se quello che stai facendo effettivamente ti rappresenti. È una brutta domanda per chiunque, non importa quale sia la tua professione. A un certo punto arrivi a trent’anni, e ti rendo conto che, fino ad adesso, hai vissuto totalmente sotto controllo, secondo un cliché che soddisfa pienamente le aspettative solo di chi hai intorno. A un certo punto arrivi a trent’anni, e capisci che quell’individuo a cui piaceva far tardi nei bar, bevendo ogni sera con una persona diversa, ballando e ridendo cinicamente con i propri amici, è diventato il simbolo di uno spleen che non gli appartiene, infelicemente accasato con qualcuno che tiene le redini della sua vita e della sua carriera, e dallo sguardo perennemente perso e insoddisfatto. È esattamente a questo punto che si dice basta. 'Fear Fun' è figlio voluto di uno di questi ‘basta’. Un giro nella perdizione, che parte con un’intenzione chiara: “Fun times in Babylon / That’s what I’m counting on” sono, infatti, i versi che aprono il disco, e che, immediatamente, accompagnano nell’atmosfera di violenta debauchery che anima tutta l’opera. Poco importa l’ispirazione gospel che affiora, a tratti, in pezzi come 'O I Longo To Feel Your Arms Around Me' o 'Only Son Of A Ladiesman'; nel suo viaggio all’inferno, Tilmann sembra aver appreso appieno la lezione lasciata in eredità dalla stagione gloriosa della suo nuova residenza: se 'I’m Writing A Novel' non sfigurerebbe in un album dei Byrds, le chitarre e l’andamento di 'This Is Sally Hatchet' sembrano pescare a piene mani dalla tarda psichedelia beatlesiana di 'Come Together'. Come nella migliore letteratura di viaggio, lo spostamento geografico, attraverso l’abbandono a se stessi, porta a una crescita interiore. Così, anche questa esperienza si conclude con una ormai disillusa presa di consapevolezza: 'Everyman Needs A Companion'. Come ogni Künstlerroman, 'Fear Fun' entra a poco a poco in chi lo ascolta, cresce nel tempo, a ogni passaggio, ammaliante, fino a diventare una presenza necessaria.

VELOCITÀ: una serata fra trentenni in un bar di Mid-City, tra alcol e sostanze non proprio legali, finita con uno sconosciuto nel proprio letto, di cui difficilmente la mattina dopo ci si ricorderà il nome. Finalmente, la rinascita.

IL TESTO: “Jesus Christ, girl / I laid up for hours in a daze / Retracing the expanse of your American back / With Adderall and weed in my veins”, da 'Hollywood Forever Cemetery Sings'.

LA DICHIARAZIONE: a 'Nodepression.com': “Come artista, devi farti esplodere, per proseguire. Chiunque crei qualcosa sa che deve distruggere delle cose per crearne altre che siano reali e parlino dell’esperienza umana in modo significativo. Ho deciso che tutto ciò che farò, da ora in poi, deve essere quello che desidero di più fare.

IL SITO: 'Fatherjohnmisty.tumblr.com'.