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Michael Kiwanuka: Home Again (2012)

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Michael Kiwanuka: Home Again (2012 - Polydor)

"Un album dalla produzione intelligente e moderna, ma capace di far gustare un sapore classico"

di Antonio Paolo Zucchelli

  il giudizio: 8/10

GENERE: soul, blues-folk.

PROTAGONISTI: Michael Kiwanuka (voce, chitarra, basso), Gary Plumley (flauto, sassofono), Paul Butler (sassofono, batteria, percussioni, violoncello, piano, tromba), Andy Parkin (violino), Tim Parkin (piano, tromba)

SEGNI PARTICOLARI: album d’esordio per il ventiquattrenne londinese di origini ugandesi: lo scorso anno Michael ha pubblicato un paio di EP via Communion Records e stato in tour insieme ad Adele e Laura Marling, prima di firmare un contratto con la Polydor. A gennaio è stato eletto migliore artista emergente dalla BBC, attraverso la famosa lista 'Sound Of 2012' e il suo debutto sulla lunga distanza, prodotto da Paul Butler, è risultato essere uno dei più attesi di quest’anno.

INGREDIENTI: nonostante la giovane età, Kiwanuka ha già ottenuto paragoni straordinari con nomi molto importanti della musica soul quali Otis Redding, Marvin Gaye, Terry Callier, Bill Withers e Sam Cooke: non solo la sua voce è incredibile e unica, ma anche la ricca strumentazione (dalle chitarre alla tromba, passando per sassofono, basso, flauto, piano, batteria, violino, violoncello) contribuisce a creare pezzi dalle fantastiche atmosfere. ‘Home Again’ è un album dalla produzione intelligente e moderna, ma capace di far assaporare un sapore classico all’ascoltatore, senza per questo dovere per forza risultare derivativo.

DENSITÀ DI QUALITÀ: sono tanti gli artisti che, negli ultimi anni, hanno cercato di recuperare l’atmosfera della musica soul degli anni ’70, non tutti però con risultati soddisfacenti; Kiwanuka, invece, dimostra di avere grandissime qualità, la ricchezza del suo sound ha il potere di riuscire a trasportare chi ascolta direttamente a Harlem. Il ragazzo proveniente da Muswell Hill, Londra può essere considerato come folk-singer, ma dentro a ‘Home Again’ si possono trovare anche altre influenze: nell’iniziale ‘Tell Me A Tale’, ad esempio, il mix di fiati (flauti e corni) crea sensazioni jazz; i caldi arpeggi chitarristici presenti nella title-track e in ‘Rest’ riempiono il cuore e mostrano l’anima più profonda del cantante di colore inglese. La sua preziosa e profonda voce, che ha giustamente ricevuto numerosi elogi dalla stampa musicale inglese, funziona così bene che riesce a trasformarsi in un vero e proprio strumento musicale, come si può notare nel meraviglioso gospel ‘Always Waiting’, un’esperienza sonora davvero incredibile. Se non si possono negare i riferimenti al passato, comunque ‘Home Again’ è un album di ottima qualità, raffinato, con un sound fresco e attuale, magari non immediato, ma capace di conquistare l’ascoltatore dopo più ascolti, grazie alle sue canzoni ricche di strumentazione e d’intimità, ma allo stesso tempo semplici e creato da un giovane musicista soul di talento, sincero ed intelligente.

VELOCITÀ: quasi sempre lenta. Lo stesso Kiwanuka in ‘Rest’ dice "I ain’t in no hurry at all".

IL TESTO: "Lost again / Lost again / One day I know / Our paths will cross again / Smile again / Smile again / One day I hope / To make you smile again / I won’t hide", da ‘Home Again’.

LA DICHIARAZIONE: a ‘Sabotagetimes.com’ riguardo al singolo di debutto ‘Tell Me A Tale’: "Ho scritto quella canzone all’isola di Wight, ero a casa di Paul (Butler, cantante dei Bees e produttore dell’album, ndr) ed è uscita in maniera del tutto naturale" e riguardo all’uso di un flautista nel pezzo: "Stavo ascoltando David Axlerod molto spesso in quel periodo, lui usa spesso il flauto, la mia idea è stata ispirata dalla sua musica."

IL SITO: 'Michaelkiwanuka.com'.