Paul Banks: 'Banks' (2012)
Matador

Voto: 7/10

Paul Banks: 'Banks' (2012)

"La vena compositiva, in alcuni passaggi, fa dimenticare persino l’illustre passato dell’artista"

di Vincenzo Papeo

GENERE: post-punk, metropolitan songwriting.

PROTAGONISTI: il vocalist e chitarrista degli Interpol (denudatosi del suo alter-ego) Paul Banks.

SEGNI PARTICOLARI: secondo LP solista per Banks, che si rinnova al contrario, mettendo in copertina il suo nome anagrafico.

INGREDIENTI: preso coscienza del proprio talento lirico e musicale viene meno il personaggio alienato e malinconico di Julian Plenti, le luci artefatte della grande mela, la chitarra di Daniel Kessler e le bacchette di Sam Fogarino. Anche la notte con le sue stelle opacizzate scompare, per lasciare spazio al sorgere del sole, oscurato, però, da nuvole e impalcature d’acciaio. Il cielo ceruleo è lo sfondo della nuova vita musicale di questo dandy, che sembra cercare raggi di luce in tutte le strade della metropoli. Si anima per illuminare le note dei suoi arpeggi, ed in qualche frangente ci riesce anche, ma gli scorci lucenti sono troppo miseri per allietare il suo spleen quotidiano. Elegia e nostalgia sono due mezzi per prendersi gioco dell’ordinario ma, quando se ne serve, ecco che cambia colore il mare, non ponendo fine a questo circolo vizioso ostinatamente grigio.

DENSITÀ DI QUALITÀ: questo album fa dei passi in avanti in senso lirico, rispetto al già citato esordio solista, con il timbro glaciale di Banks che assume il ruolo di protagonista, diventando lo strumento più incisivo. La distopica 'The Base', dal ritmo incalzante, apre le danze. La voce ha un andamento costante, come fosse quella di un cyborg con pochi sprazzi di umanità, per poi esprimersi in un inaspettato falsetto. 'Arise, Awake' è una litania che risveglia anziché assopire, poggiata sull'arpeggio di chitarra acustica per buona parte dei suoi quattro minuti. Con il riverbero di 'Young Again', poi, il cantautore newyorkese è come se si tuffasse dal cornicione più alto di un grattacielo di Manhattan, per atterrare in un oceano di nostalgia. Le due tracce interamente strumentali, in parte ispirate da Mogwai e Tortoise, sono un momento particolarmente azzeccato. In 'Lisbon' l’artista disegna un ritratto della città molto significativo senza nessun bisogno di parole. ’Another Chance’ è la traccia più cupa del disco (dove Banks torce il collo all'eloquenza del titolo, dal tono quasi epico). La vena compositiva, in alcuni passaggi, fa dimenticare persino l’illustre passato dell’artista. Alcuni casi eclatanti sono: 'No Mistakes' nella sua espressiva fluidità, e 'Summertime Is Coming', una perla che brilla nella sua semplicità. In qualche pezzo, invece, ci si chiede che fine abbiano fatto i compagni di mille battaglie (è impossibile non immaginare la martellante ‘Over My Shoulder’ con un giro di basso di Carlos Dengler, mentre ‘Paid For That’ sembra essere uscita da 'Interpol'), ma è il prezzo da pagare in un lavoro che non delude le aspettative.

VELOCITÀ: pari a quella di un metrò (fermate incluse).

IL TESTO: ‘Is this the right time to know me?/ Is this the right time to know?/ Is this the right sign to show me?/ Is this the right?/ Oh, is this the right? /Mine...’ , da 'Summertime Is Coming'.

LA DICHIARAZIONE: Paul Banks a 'Audioprointernational.com': “E' una cosa molto naturale per me scrivere come artista solista, sicuramente continuerò a farlo come è sempre stata una parte della mia creatività.”

IL SITO: 'Bankspaulbanks.com'.

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