Man & The Echo: 'Man & The Echo' (2016)
1965

Voto: 8/10

Man & The Echo: 'Man & The Echo' (2016)

"La vera e propria sorpresa di fine anno questi Man & The Echo, che dal cilindro tirano fuori un disco esaltante"

di Riccardo Cavrioli

Genere: indie-pop.

Protagonisti: Gaz Roberts (voce, chitarra), Joe Forshaw (basso), Joey Bennett (batteria) and Chris Gallagher (tastiere).

Segni particolari: l'avventura della band ha inizio alla fine della precedente esperienza musicale di Gaz, che chiude una porta ma ne apre immediatamente un'altra. Nel novembre del 2014 i Man & The Echo firmano per la 1965 Records di James Endeacott e dopo una buona manciata di singoli ecco arrivare il disco d'esordio. Da notare i complimenti spassionati di Steve Lamacq, che ha speso importantissime parole d'elogio per la band di Warrington.

Ingredienti: andare a segnarsi un po' tutte le influenze è un gioco che spesso risulta stucchevole, invece qui tra Bowie, Beatles, northern soul, Beta Band, beat, Jam e Divine Comedy c'è proprio da spassarsela alla grande. A questo aggiungiamoci dei testi che si mettono dalla parte della 'working class' nell'analizzare, con divertimento agrodolce e ironico, la situazione politica, mondana e sociale: niente di pesante o noioso, ma sicuramente la necessità di soddisfare una voglia di smarcarsi da temi più o meno classici.



Densità di qualità: si entra in pista con il primo brano e si esce all'ultima traccia, poco da fare, perché in realtà i ritmi sono per lo più piuttosto pimpanti e accattivanti (ma non sempre, attenzione), ma è il mix di sensazioni e rimandi che risulta vincente, anche alla luce di una perfetta amalgama, ottimi ritornelli e di melodie vocali da brivido. Parte la trionfale 'Distance Runner' e ci si sente catapultati nel dorato mondo di Neil Hannon e dei suoi Divine Comedy, anche per quel modo di cantare così accentuato di Gaz: una partenza trionfale che mette in mostra subito la capacità melodica dei nostri, che flirtano in modo magnifico con il northern pop-soul. Parti così e, se non hai le spalle larghe e altri buoni brani in scaletta, la rovina potrebbe essere dietro l'angolo, ma per i Nostri invece è solo l'inizio di un piacevolissimo viaggio che non stanca mai nemmeno per un attimo. I coretti di 'On Holidays' sono miele dolcissimo per i golosoni del pop e l'accelerazione finale è da godimento puro, così come l'incalzante 'Pulse' che invece ha un rallentamento inaspettato prima di ripartire a tutta birra, scandita dalla trionfale linea di piano. Gli anni '70 che si dipanano davanti ai nostri occhi con 'Operation Margarine', con tanto di funk, arrangiamenti d'archi e cori d'alta scuola, ci piazzano un sorrisone sulla faccia e fermi non ci si può stare, ma se cercate un piglio più rock classico beh, allora sotto con 'The Last Introvert' in cui ovviamente non mancherà il solito piacevole lavoro sulle voci. Quando i ritmi calano le emozioni non diminuiscono affatto: rimanda quasi alla 'Evidence' dei Faith No More la deliziosa 'Very Personally Yours', con tanto di falsetto pungente, mentre 'Goodnight To Arms' potrebbe uscire dalla penna degli Spector del primo disco, notturna nel suo incedere trova un pieno bagliore nel ritornello, dove ancora il piano la fa da padrone insieme a una melodia perfettamente riuscita. Un tripudio di suoni e colori per un disco molto divertente, contagioso e ricco d'inventiva. La vera e propria sorpresa di fine anno questi Man & The Echo, che dal cilindro tirano fuori un disco esaltante.

Velocità: decisamente variegata, con il contachilometri che si sposta spesso tra i due estremi.

Il testo: " I’ve got a fucking boring life/I need a fucking boring break from it!", dal brano ’On Holidays’.

La dichiarazione: Gaz spiega a ‘GigSlutz’ l'importanza del cantante degli Smiths nel suo approccio ai testi: ”Morrissey ha avuto una grande influenza su di me. Io non cerco di imitare il suo stile lirico, perché è unico, ma lui mi ha fatto vedere quanto potrebbero essere importanti le parole in una canzone.”

Il sito: Manandtheecho.com


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