Lambchop: 'FLOTUS' (2016)
City Slang

Voto: 6/10

Lambchop: 'FLOTUS' (2016)

"La sensazione di una scrittura che abbia già dato il meglio di sé e guardi ai trend del momento per restare a galla è piuttosto netta"

di Daniele Cardarelli

Genere: ambient, kraut-rock.

Protagonisti: Kurt Wagner (voce e chitarra), Tony Crow (tastiere), Scott Martin (batteria) e Matt Swanson (basso).

Segni particolari: 'FLOTUS' segna il ritorno in musica della formazione di Nashville dopo ben 4 anni di silenzio dall'ultimo 'Mr. M.'. Il titolo di questa nuova produzione è l'acronimo di 'For Love Often Turns Us Still' ("l'amore spesso ci rende immobili"), e rappresenta l'esperimento che Wagner ha voluto compiere con quest'album, ovvero farsi da parte per spiegare in maniera quasi 'giornalistica' cosa vuol dire vedere l'amore dal di fuori.

Ingredienti: c'era un tempo in cui rock e country si guardavano e si piacevano e c'era un gruppo che più di ogni altro riuscì a catturare la magia di quei momenti, i Lambchop. Il tutto è durato una manciata di dischi, dopodiché Kurt Wagner ha iniziato un percorso di sperimentazione sonora del tutto personale che lo ha portato a cacciare la testa nei cunicoli della musica ambient e post-rock fino a imbattersi nei nuovi acclamati profeti della musica contemporanea: Kendrick Lamar, Frank Ocean e Shabazz Palaces. 'FLOTUS' è un frullato di tutto questo, Kurt piega il suo timbro alle fascinazioni del vocoder, lasciandosi accompagnare da una batteria appena percettibile e un basso ovattato.



Densità di qualità: spiazzante e inafferrabile l'esperimento 'FLOTUS'. A spiegare più di quello che si dovrebbe è la voce a tratti irriconoscibile di Wagner negli interminabili undici minuti dell'opener 'In Care Of 8675309'. Si avvita e contorce senza trovare sbocchi concreti, come del resto succede in molte delle altre tracce del disco. D'accordo con certe fisime alla Frank Ocean, ognuno in fondo ha diritto alla maturità che più desidera, ma la sensazione di una scrittura che abbia già dato il meglio di sé e guardi ai trend del momento per restare a galla è piuttosto netta. Smolecolare partiture e liquefare il tutto in lunghi mantra lounge sono le linee guida, ma se poi il risultato è l'apatica 'Old Masters', si abbatte ogni buona intenzione. A salvare capra, cavoli e reputazione deve pensarci la chiusura coraggiosa di 'The Hustle', infinita (ben 18 minuti!) e avvincente cavalcata krautrockiana alla Neu!.

Velocità: bassa.

Il testo: “It was raining like a movie / And it was hard to look away”, da ‘The Hustle’.

La dichiarazione: “Sono stato a un matrimonio di una collega di mia moglie nelle campagne attorno a Nashville. È stata una cerimonia quacchera e tutto ad un tratto la sposa e gli invitati hanno iniziato a ballare sulle note di una danza molto strana. Ho chiesto a mia moglie come si chiamasse questa danza e lei mi ha risposto 'Hustle'. Mi ha invitato a unirmi ai balli ma ho rifiutato. Ho voluto guardare ciò che mi accadeva attorno”, così Wagner nella press-release che annunciava l'uscita di 'FLOTUS'.

Il sito: Lambchop.net


Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook