Palace: 'So Long Forever' (2016)
Fiction

Voto: 6/10

Palace: 'So Long Forever' (2016)

"Si limita a replicare quello che i quattro londinesi sanno fare (e bene), ma che avevano già ampiamente dimostrato"

di Filippo Bonora

Genere: alternative blues-rock.

Protagonisti: Leo Wyndham (voce, chitarra), Matt Hodges (batteria), Rupert Turner (chitarra), Will Dory (basso).

Segni particolari: dopo due EP ('Lost In The Night' del 2014 e 'Chase The Light' del 2015), i quattro giovani londinesi si presentano alla prova sulla lunga distanza spinti dal classico hype che colpisce le giovani band d'Oltremanica.

Ingredienti: al primo ascolto vi chiederete: "Si tratta del nuovo album dei Foals?". Al secondo play ne sarete certi: "Sono tornati i Local Natives!". E con il passare degli ascolti vi sembrerà di riassaporare qua e là anche tracce di Kings Of Leon e Maccabees. E forse, proprio di questi ultimi, i Palace vogliono e possono prendere l’eredità.



Densità di qualità: registrato in un magazzino d’arte a Tottenham e fortemente ispirato dal divorzio dei genitori del frontman, l’intero album lascia un sapore/non-sapore. Da una parte, chi li segue dai tempi dei primi due EP e li attendeva curiosi alla nuova prova, aspettandosi anche qualche novità, ritroverà i tratti caratteristici degli inizi ma molto più puliti e smussati e (forse) meno sinceri (ascoltare le due versioni, EP vs LP, di 'Bitter' per credere). Per tutti gli altri, l’ottimo lavoro della band risalterà subito all'orecchio, ma lasciando poi poco a fine ascolto. Se da una parte mancano melodie radiofoniche, dall’altra manca la freschezza di un esordio puramente indie, non permettendo così di identificare bene l’ascoltatore-tipo di questo lavoro. L’ottima traccia iniziale, ‘Break The Silence’, convince come apripista nel loro mondo di arpeggi e riff emotivi, ma quelle che seguono non riescono a pungere adeguatamente. Il suono, definito da loro stessi “Sonic Valium”, è caratterizzato da una continua e positiva ricerca melodica come si nota nelle chitarra di ‘Live Well’ e ‘Fire The Sky’ e anche nella ballata ‘It’s Over’, in cui si possono ritrovare anche echi di Jeff Buckley (così come in 'Family'), ma almeno per ora non sembra raggiungere appieno l’obiettivo desiderato, limitandosi a replicare quello che i quattro londinesi sanno fare (e bene), ma che avevano già ampiamente dimostrato con i due EP. Detto ciò, i Palace hanno buone qualità e, se non verranno sommersi dall'hype generatogli intorno, potrebbero avere margini di miglioramento interessanti.

Velocità: 11 brani in 43 minuti.

Il testo: "I want to see / In your soul /I want to tame / This animal / Give me shame / You show me lies /I want to change / My alibis", da 'Break The Silence'.

La dichiarazione: Leo Wyndham a 'Razzmag': "Non credo che abbiamo mai veramente voluto essere una heavy rock band, ma quello che è importante è che il nostro suono arrivi attraverso le nostre canzoni, con parti di chitarra molto intricate più che con "heavy chords", ma è giusto non aver paura di andare giù anche pesanti qualche volta."

Il sito: Wearepalace.com


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