Local Natives: 'Sunlit Youth' (2016)
Infectious

Voto: 7/10

Local Natives: 'Sunlit Youth' (2016)

"La band ha classe e risorse per rendere anche questo disco gradevolmente ascoltabile"

di Cristiano Gruppi

Genere: indie-pop sofisticato.

Protagonisti: Taylor Rice (voce, chitarra), Kelcey Ayer (voce, tastiere, percussioni, chitarra), Ryan Hahn (voce, chitarra, tastiere, mandolino), Matt Frazier (batteria), Nik Ewing (basso, tastiere, voce). Alla produzione, oltre alla stessa band, si sono alternati in ben sei.

Segni particolari: terzo album per la band losangelina, dopo l'acclamatissimo esordio 'Gorilla Manor' (2009) e l'acclamato 'Hummingbird' (2013). Questo disco sembra anche segnare un passaggio di leadership tra i due co-frontman, con Taylor Rice più defilato e Ryan Hahn, qui anche co-produttore, in maggior evidenza.

Ingredienti: non si modifica molto, a dispetto degli annunci della vigilia, di ciò che ha caratterizzato il suono dei Local Natives nei primi due capitoli della loro carriera. Rispetto al passato c'è un moderato aumento di suoni e ritmi sintetici ('Villainy', 'Jellyfish') e una predilezione per l'incedere dolce e soave ('Fountain Of Youth', 'Coins', 'Sea Of Years').



Densità di qualità: 'Sunlit Youth' sembra il classico album di transizione, quello nel quale una band inizia timidamente un percorso di cambiamento stando però attenta a non rinnegare repentinamente il proprio passato ('Masters', 'Mother Emanuel' e 'Psycho Lovers' hanno il copyright tipico del quintetto). Come spesso accade in questi casi, c'è il rischio che il luogo comune "né carne né pesce" venga applicato come etichetta al lavoro svolto. Ed è quello che accade nel caso della band californiana, che però ha classe e risorse per rendere anche questo disco gradevolmente ascoltabile ed evitare cadute eccessivamente fragorose. Forse, ciò che davvero manca sono canzoni come 'Wide Eyes' e 'Airplanes', o, forse, la moltitudine di produttori utilizzati ha tolto la personalità che uno come Aaron Dessner aveva saputo dare al precedente 'Hummingbird'.

Velocità: 12 brani in 45 minuti.

Il testo: "It takes a moment for your eyes to adjust / Step out in to the sun", dall'opener 'Villiany', è quasi una dichiarazione di intenti.

La dichiarazione: Il co-frontman Ryan Hahn: "E' diverso da ciò che abbiamo fatto in passato e da ciò che la gente si sarebbe aspettata da noi. Vogliamo che le nostre nuove canzoni abbiano una energia differente, per sfidare noi stessi a fare ogni volta qualcosa di nuovo."

Il sito: Thelocalnatives.com


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