Conor Oberst: 'Ruminations' (2016)
Nonesuch

Voto: 6/10

Conor Oberst: 'Ruminations' (2016)

"Sarebbe potuto essere un album decisamente migliore di quello che invece è"

di Tommaso Benelli

Genere: cantautorato, folk.

Protagonisti: Conor Oberst (voce, chitarra, pianoforte, armonica).

Segni particolari: non necessita di presentazioni, Conor Oberst. Ai suoi Bright Eyes, evolutisi negli anni da semplice progetto solista a band a tutti gli effetti, appartiene un capitolo assai importante nella storia del rock indipendente. ’The People’s Key’ (2011) rimane, ad oggi, l’ultimo album pubblicato dalla band, prima della decisione da parte di Conor di prendersi una pausa a tempo indeterminato dal progetto (chissà, forse per sempre). Oberst è, però, anche un affermato cantautore solista, e la sua carriera a proprio nome pare proseguire a gonfie vele. E’ dello scorso ottobre ’Ruminations’, il suo terzo album, che fa da seguito ad ’Upside Down Mountain’, pubblicato nel 2014. E' stato registrato in sole quarantotto ore agli ARC Studios di Omaha, città natale del Nostro.

Ingredienti: ’Ruminations’ rappresenta il ritorno all’essenzialità. Andando a memoria, non ricordiamo nessun lavoro di Oberst solista che suoni così scarno e semplice. Ciò che ci è dato ad ascoltare è un album dal tono estremamente confidenziale; una chitarra acustica, un pianoforte ed un’armonica a bocca sono gli unici accompagnamenti alla voce di Conor.



Densità di qualità: un album unplugged, dove Conor Oberst è il protagonista unico. Nient’altro che il songwriter e le sue canzoni, le sue parole, il suo respiro. Urgenza espressiva o fretta di dare alle stampe un nuovo lavoro? La prima ipotesi è sicuramente quella da sposare; che questo ’Ruminations’ sia un album sentito, animato da reale e catartico bisogno di dire - cantare - qualcosa, dubbi non vi sono. I testi, pur non raggiungendo le vette toccate dai migliori Bright Eyes, rimangono il punto di forza dell’album. E anche la sua ancora di salvezza. Già, perché la verità è che a questi brani, così nudi e diretti, una veste ed un arrangiamento adeguati avrebbero fatto proprio bene. Insomma, giusto per fare un esempio, un buon arrangiamento alt-country, in tradizionale stile oberstiano, avrebbe reso ’A Little Uncanny’ una traccia sicuramente migliore di quella che ci è data sentire. E lo stesso discorso potrebbe valere per tanti altri pezzi che, ad ogni modo, paiono essere riciclati, soprattutto nelle melodie, dagli ultimi lavori dei Bright Eyes. Ascolti sempre graditi, per carità, ma già sentiti e risentiti, in forme migliori. Insomma, molte delle canzoni di ’Ruminations’ sono semplicemente sprecate. Invece, sgraziati, o più semplicemente terribili, sono gli intermezzi di armonica; pare proprio che il nostro abbia imparato a suonare lo strumento una settimana prima di entrare in studio, e gli effetti, purtroppo, si sentono eccome. Al contrario di artisti come Sufjan Stevens o Beck (senza stare a scomodare il Bruce Springsteen di ’Nebraska’), Conor Oberst e il suo ritorno all’austerità non riescono a convincerci. E’ forse sbagliato definirlo un brutto album ma, con un minimo di lavoro e di pazienza in più, ’Ruminations’ sarebbe potuto essere un album decisamente migliore di quello che invece è. Si spera che possa crescere col tempo, anche se, in tutta onestà, a tre mesi dall’uscita e numerosi ascolti dopo, stiamo cominciando a perdere le speranze.

Velocità: 10 brani in 39 minuti.

Il testo: " “Tomorrow is shining like a razor blade/ And anything’s possible if you feel the same”", da ’Counting Sheep. ’.

La dichiarazione: "Quando ho sentito per la prima volta i demo, mi sono preoccupato un po’: riuscivo a sentire quanto Conor fosse sconvolto sul piano emotivo" ha detto Mike Mogis, amico di Conor e membro dei Bright Eyes, intervistato da 'Vulture'.

Il sito: Conoroberst.com


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