Cloud Nothings: 'Life Without Sound' (2017)
Carpark

Voto: 8/10

Cloud Nothings: 'Life Without Sound' (2017)

"E' difficile immaginare un altro under 30 che meglio di Dylan Baldi abbia compreso cosa significhi, negli anni '10, suonare indie-rock"

di Tommaso Benelli

Genere: garage-rock, noise-rock.

Protagonisti: Dylan Baldi (voce, chitarra), Chris Brown (chitarra), TJ Duke (basso), Jayson Gerycz (batteria).

Segni particolari: prodotto da John Goodmanson (Sleater-Kinney, Death Cab For Cutie), ’Life Without Sound’ è il quarto full lenght dei Cloud Nothings e segue quel ’Here And Nowhere Else’ (2014), unanimemente incensato da critica e pubblico. Nel 2015, si registra anche ’No Life For Me’, uno split-album condiviso con i Wavves.

Ingredienti: consueti rimandi alla scena indie rock dei ’90, dalle nevrotiche digressioni noise dei Sonic Youth al power-pop di certi Dinosaur Jr., senza tralasciare la sensibilità dei Pavement più melodici. Numerosi, infine, gli agganci con i dischi precedenti della band, soprattutto con ’Attack On Memory’, di cui questa nuova opera recupera ed estremizza la ricerca della melodia orecchiabile e di buona presa. Da segnalare, inoltre, la deriva dei testi delle canzoni verso un umore che, se non ottimistico, appare comunque lontano dal nichilismo degli ultimi due lavori.



Densità di qualità: la carriera dei Cloud Nothings andrebbe divisa in due fasi, la prima a comprendere gli acerbi esperimenti garage-pop degli esordi, la seconda - quella corrente - cominciata con ’Attack On Memory’, album uscito nel 2012 e col quale la band di Dylan Baldi (grazie anche ad un Steve Albini in cabina di produzione) è arrivata a definire la propria identità musicale. Un’identità sempre in bilico tra rumore e melodia, tra attitudine punk e sensibilità melodica. Con una predilezione particolare per la componente noise, va detto. Ora, però, i termini dell’equazione sonica sembrano essersi invertiti. Già, perché ’Life Without Sound’ rappresenta una virata verso un suono decisamente più pop oriented rispetto ai precedenti lavori. E vale la pena dire subito che, in ciò, non c’è proprio nulla di sconveniente, tutt’altro. Siamo semplicemente di fronte all’ennesima dimostrazione del talento e della perizia compositiva di Dylan Baldi, qui capace di aggiungere un po’ di zucchero alla rumorosa ricetta dei Cloud Nothings, senza per questo renderla meno appetibile o intrigante. Inaugura il disco ’Up To The Surface’, il brano migliore e una delle vette più alte della discografia della band, tra dimessi tocchi di piano e chitarre anticipanti la deriva power-pop che andremo ad ascoltare nei brani successivi. Il singolo ’Modern Act’ è semplicemente il naturale successore di brani come ‘Fall In’ e ‘I’m Not Part Of Me’, con la differenza che qui si assiste ad un’attenuazione dei capricci rumoristici, in favore di un ritornello maledettamente orecchiabile, posto al culmine di una serie di indovinati passaggi armonici. ’Enter Entirely’ contiene pure un assolo di chitarra ed è ciò che di più simile ad una ballata Baldi abbia mai composto. Eppure, lo ribadiamo, tutto funziona alla grande. L’insofferenza e la frustrazione che dominavano i dischi precedenti, poi, sono sempre lì, permangono sotto forma di cupi ruggiti noise-rock, nervosi sfoghi chitarristici (esemplare la finale ’Realize My Fate’), che però rimangono in secondo piano, relegati ad iconico sfondo per quelle che sono le migliori melodie che Baldi potesse comporre, e che stavolta, giustamente, fanno da protagoniste. E sfidiamo anche i più ferrei detrattori a non cedere dinanzi a fulminanti e magistrali gemme punk-rock come ’Things Are Right With You’ e ’Sight Unseen’. E’ un lavoro pienamente riuscito, questo ’Life Without Sound’. Non si è ancora giunti al capolavoro, ma è difficile immaginare un altro under 30 che meglio di Dylan Baldi abbia compreso cosa significhi, negli anni dieci, suonare indie-rock. E in un’epoca in cui la musica pare dominata da tastierine ed istrionici rapper, ci sentiamo di dire una sola cosa: bentornati, Cloud Nothings.

Velocità: 10 brani in 39 minuti.

Il testo: "I came up to the surface / Released the air / With no words to remember / What happened there”", da ’Up To The Surface’.

La dichiarazione: Dylan Baldi a ‘Columbus Alive’: “Le vecchie canzoni erano tutte così veloci. Assurdo. Non credo che potrei scrivere nuovamente cose del genere. [...] Ora è come se le cose si siano date una calmata, e lo stesso vale per noi.

Il sito: Cloudnothings.com


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