Flaming Lips: 'Oczy Mlody' (2017)
Bella Union

Voto: 7/10

Flaming Lips: 'Oczy Mlody' (2017)

"Una rinnovata capacità di creare qualcosa sì di sperimentale, ma che abbia anche senso compiuto"

di Stefano Bartolotta

Genere: psichedelia d’atmosfera, dream-pop.

Protagonisti: nei credits non viene svelato chi ha suonato cosa, sappiamo che i musicisti che hanno prestato opera nel disco sono, oltre agli storici Wayne Coyne e Steven Drozd, anche Scott Booker, Derek Brown, Matt Duckworth, Jake Ingalls, Michael Ivins e Nicholas Ley, mentre alle voci, oltre a Coyne, ci sono Miley Cyrus e Reggie Watts. La produzione è, come sempre, a cura della band stessa e di Dave Friedmann.

Segni particolari: quattordicesimo LP per la band di Oklahoma City, che torna a pubblicare un lavoro completamente proprio dopo aver dato un contributo fondamentale all’ultimo disco dell’amica Miley Cyrus, uscito nell’agosto del 2015. Il titolo sono due parole in polacco che Coyne ha trovato casualmente in un libro di seconda mano tradotto in quella lingua.

Ingredienti da ormai diversi album, i Flaming Lips hanno abbandonato il pop quando si tratta di fare cose per sé, ma dopo che diverse canzoni scritte per il disco della Cyrus tornavano al periodo 1998-2005, c’era curiosità di vedere che direzione avrebbe preso questo nuovo lavoro. Intanto si può dire che il suono mantiene un forte tocco psichedelico, è quasi esclusivamente elettronico o comunque frutto di strumentazione digitale, e inoltre risulta morbido, ovattato e sognante e con arrangiamenti stratificati e dinamici. Per quanto riguarda la scrittura, la stragrande maggioranza dei brani ha melodie molto sfuggenti, creando quindi atmosfere lisergiche sì, ma con molta moderazione, e poi ci sono due canzoni, ‘Sunrise (Even the Young)’ e ‘The Castle’ nei quali, invece, la vena pop della band torna fuori, anche qui mantenendo l’equilibrio tra delicatezza e consistenza sonora.



Densità di qualità: il disco è sicuramente ben fatto e affascinante, e per fortuna la band ha recuperato quel minimo di concretezza che sembrava essersi smarrita nella voglia di sperimentazione a tutti i costi. Di canzoni intese nel senso classico del termine, come abbiamo visto, ce ne sono poche, però in tutto l'album non manca mai un senso di compiutezza, con tutti gli svolazzi che fanno finalmente parte di un insieme organico e strutturato. La tracklist è anche ben studiata, con i due intermezzi più pop di cui sopra messi in punti strategici per dare maggior facilità d’ascolto. Detto questo, preso nel complesso 'Oczy Mlody' risulta un po’ troppo lungo e nella parte finale è un po’ più difficile mantenere alta l’attenzione per l’ascoltatore. Sarebbe stata preferibile, quindi, una maggior concisione, però non si può non salutare con favore questa rinnovata capacità di creare qualcosa sì di sperimentale, ma che abbia anche senso compiuto.

Velocità: lenta, con tante soluzioni dal punto di vista ritmico.

Il testo: "And the castle gets mistaken for a ship that's frozen in the clouds / And the castle is brighter than a thousand Christmas trees / And the castle can never be rebuilt again / No way" da ‘The Castle’.

La dichiarazione: dalla nota stampa di presentazione dell'album: "Un ritorno alla forma, un disco non certo meno sperimentale nella sua natura ma più orientato alla melodia e alla canzone".

Il sito: Flaminglips.com


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