Communions: 'Blue' (2017)
Fat Possum

Voto: 7/10

Communions: 'Blue' (2017)

"Un piacevole quanto nostalgico tuffo in un guitar-pop-rock scorrevole e immediato"

di Riccardo Cavrioli

Genere: indie-pop.

Protagonisti: Frederik Lind Köppen (batteria), Jacob Van Deurs Formann (chitarra), Mads Rehof (basso), Martin Rehof (chitarra, voce).

Segni particolari: album d'esordio per questa formazione danese che vede nei due fratelli Rehof gli elementi portanti. Decisamente inconfondibile la voce androgina di Martin, tratto distintivo della band, che arriva a quest'esordio dopo un paio di EP (il primo era datato 2014) e un buon numero di singoli.

Ingredienti: chi ricorda i Communions del debutto datato 2014 faticherà a ritrovarli in questi brani. Quel primo EP era fragoroso, confusionario e rumoroso post-punk, ma già dal successivo EP emergeva un vero e proprio amore per la Madchester di fine anni '80, con gente come Stone Roses e Charlatans nel cuore. Ora la bilancia pende decisamente verso un guitar-pop che annacqua un po' quelle influenze e che ricorda con piacere anche certe inflessioni brit-pop, così come alfieri indispensabili a nome The La's, Cure e Smiths.



Densità di qualità: sono cresciuti i nostri quattro ragazzi, non solo anagraficamente, ma anche nella padronanza musicale. Il loro album è un piacevole tanto quanto nostalgico tuffo in un guitar-pop-rock scorrevole e immediato, che piace subito per il brio delle melodie e la facilità di creare ritornelli più che immediati. Preparate le vostre orecchie al gioco, più o meno velato, del richiamo a questa o quella band, anche per via di semplici particolari, tipo una chitarra che rimanda al lavoro classico di Noel o certi approcci che paiono uscire dalla premiata ditta Brown/Squire ('It's Like Air' a dire il vero rimanda ai Sulk), ma sappiate andare oltre, senza fermarvi a questo livello, godendovi con piacere le ottime melodie e la grinta stile Placebo di 'Come On, I'm Waiting', la solare 'Today' e gli arpeggi delicati di 'Alarm Clocks' che poi trovano il ritornello più carico. Non manca qualcosa di trascurabile, così come andamenti fin troppo sbarazzini ('Don't Hold Anything Back' pare una versione degli Oasis in versione boy-band o 'Take It All che fa venire in mente gli EMF), ma l'approccio così disincantato, onesto ma sfacciato il giusto e un po' da "back in time" dei nostri ce li fa apprezzare con buona simpatia. Bravi ragazzi.

Velocità: a tratti anche ben sostenuta e piacevole.

Il testo: "I wish I could say what I want to say / And go where I want to go", dal brano ’Today’.

La dichiarazione: Martin Rehof parla di alcuni riferimenti: ”Non ci stiamo a pensare su troppo, però ci sono certamente formazioni degli anni '80 come Smiths e Cure che ci influenzano.”

Il sito: Communiuonsband.com


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