Japandroids: 'Near To The Wild Heart Of Life' (2017)
Anti-

Voto: 7/10

Japandroids: 'Near To The Wild Heart Of Life' (2017)

"Non si raggiungono i picchi toccati con i due lavori precedenti, ma rimaniamo comunque contenti"

di Antonio Paolo Zucchelli

Genere: indie-rock, noise-pop, garage-punk.

Protagonisti: Brian King (chitarra, voce), David Prowse (batteria,voce). Tra gli ospiti ai vocals troviamo Louise Burn, Melissa Gregerson e Olga Straffon.

Segni particolari: abbiamo atteso cinque lunghissimi anni da ‘Celebration Rock’, ma finalmente, poche settimane fa, è arrivato ‘Near To The Wild Heart Of Life’, il terzo LP dei Japandroids. Il duo di Vancouver, che nel frattempo ha lasciato la Polyvinyl per passare alla Anti- Records, lo ha registrato insieme al produttore Jesse Gander, mentre Peter Katis si è occupato del mixing.

Ingredienti: i primi due album ci avevano abituato a una band minimale, composta solo di chitarra e batteria, e a brani rock cattivi, diretti, veloci, ma che erano capaci comunque di farci sognare con ritornelli fantastici: ora, con questo terzo lavoro sulla lunga distanza, Brian e David si sono in parte allontanati da quello che erano stati fino a cinque anni fa. Senza dover fare troppe ricerche, veniamo a sapere dalla press-release che ci sono nuovi strumenti, quali il basso e i synth, e anche qualche voce femminile, seppur sporadica. I due ragazzi di Vancouver (British Columbia, Canada) hanno deciso di intraprendere nuove strade: se la title-track, che apre in maniera agitata il disco, ci riporta sicuramente ai tempi di ‘Celebration Rock’ e ‘Post Nothing’, le novità arrivano in seguito. Forse ingolositi dalla possibilità di diventare massive, i Japandroids hanno cercato di ammorbidirsi o forse semplicemente di diventare più pop, con riferimenti di rock classico, come possono essere Springsteen o anche il loro conterraneo Bryan Adams, abbinati a qualche importante coro da stadio.



Densità di qualità: il duo canadese ha voluto giustamente provare a cambiare con questo nuovo LP: senza dubbio bisogna ascoltare ‘Near To The Wild Heart Of Life’ alcune volte, prima di poter cercare di interpretarlo. Certamente il tentativo di diventare un’entità maggiormente pop non si nasconde per nulla, ma a perderne, sembra strano in effetti, è proprio l’immediatezza dei pezzi, che in alcuni casi non riescono ad arrivare a chi ascolta in maniera così diretta come accadeva in passato. Sicuramente il coraggio di crearsi nuovamente è molto apprezzabile, ma un brano come il lunghissimo ‘Arc Of Bar’ non piacerà a buona parte dei fan storici: ad accompagnare la rombante chitarra di King, sempre pronta a esplodere, ecco un synth saltellante, mentre i cori, in cui si ascoltano anche voci femminili, non sono sempre così penetranti e incisivi come nei lavori precedenti. ‘No Know Drink Or Drug’ è una delle cose migliori del disco, a nostro avviso: l’energia è quella che li ha sempre contraddistinti, la batteria Prowse pulsa senza limiti e il fantastico coro non ha nulla da invidiare al grandissimo rocker del New Jersey. I Japandroids in questo lavoro dimostrano anche di avere un cuore: forse non ce l’aspettavamo, ma la riflessiva ‘I’m Sorry (For Not Finding You Sooner)’, si potrebbe quasi descrivere con l’aggettivo romantica, se non fosse per il fuzz della chitarra di Brian. ‘North East South West’, invece, vede protagonista la chitarra acustica, è una virata verso un rock più classico, anche se abbastanza aggressivo: probabilmente non ha la stessa forza del passato, ma è un qualcosa che non ci sentiamo di bocciare. Alla fine di questi 36 minuti, comunque, la nostra ammirazione per il duo di Vancouver rimane invariata: con ‘Near To The Wild Heart Of Life’, Brian e David non raggiungono probabilmente i picchi qualitativi toccati con i due lavori precedenti, ma il risultato, pur non perfetto al 100%, rimane interessante e gradevole e i loro sforzi sono da apprezzare. In attesa di avere anche un responso sull’impatto live della loro terza fatica, rimaniamo comunque contenti per i momenti adrenalinici – presenti comunque meno che in passato - che i Japandroids sono stati capaci di regalarci anche in questo caso.

Velocità: tende quasi sempre verso l’alto, ma in questo disco sono presenti anche alcuni momenti più tranquilli e riflessivi.

Il testo: "I used to be good, but now I’m bad.", canta Brian King nella title-track, ’Near To The Wild Heart Of Life’.

La dichiarazione: il frontman Brian King a ‘Stereogum.com’ riguardo alle novità del nuovo album: ”Abbiamo aggiunto nuovi elementi a queste registrazioni, nel senso che abbiamo usato tante cose che non avevamo mai utilizzato prima. Ci sono synth, basso e perfino la chitarra acustica.”

Il sito: Japandroids.com


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