Sampha: 'Process' (2017)
Young Turks

Voto: 8/10

Sampha: 'Process' (2017)

"L’originalità è tutto nell’alternative-soul di Sampha, ma anche in territori più canonici i risultati sono sopra la media"

di Michele Corrado

Genere: soul, cantautorato, alt-R&B.

Protagonisti: Sampha Sisay, classe 1988, da Morden, South London, che ha scritto, eseguito e prodotto questo suo esordio. A co-produrre c'è Rodaidh McDonald, ovvero uno più abituato al rock che all'hip-hop (ha lavorato a dischi di XX, King Krule, Savages, Daughter, Horrors, Vampire Weekend).

Segni particolari: Drake, Katy B, Jessie Waver, Kanye West, Solange e Frank Ocean sono i nomi grossi, enormi con cui Sampha, che a 28 anni non aveva manco un full lenght in repertorio, ha collaborato negli ultimi tempi. Tutti costoro, evidentemente, avevano scorto in questo giovane producer un gran talento.

Ingredienti: come tanti altri giovani colleghi inglesi, Sampha batte il terreno più abusato degli ultimi cinque o sei anni: rendere la black music 'alternative'. Quello che fa svettare la sua proposta rispetto alle altre di una scena in genere piuttosto piatta, è un approccio fantasioso e curioso. Una grande creatività che porta il producer paffutello a osare con basi mai scontate. Background che Sampha, tuttavia, non pone mai al centro della canzoni, dove invece troviamo la sua voce dolce e carnosa.



Densità di qualità: vario anche negli umori oltre che nelle soluzioni, 'Process' inizia con l’uggiosa 'Plastic 100°C'. La voce piena di incertezze di Sampha spazia qui in scenari elettroacustici, frammentari e dolci, con la bussola a indicare Four Tet. Sospinta da progressioni di synth memori del migliore Sohn (chi se la ricorda ‘Artifice’?), ’Blood On Me’ è il singolone che scatena tutta la potenza black della vocalità di Sisay. La combo di centro scaletta, '(No One Knows Me) Like The Piano' e 'Take Me Inside', mette da parte l’elettronica quasi del tutto e lascia emergere la tenerezza del nostro in due piano ballad essenziali e toccanti. La prima la ricorderemo davvero a lungo. Non che nelle altre canzoni lesini in mostrare i suoi sentimenti, ma è in questo pezzo che Sampha riversa tutta la sua intimità; dal dolore al rimorso, dalla disgrazia alla felicità, con lo strumento musicale unico possibile, catartico confessore. 'Timmy’s Prayer' è un altro saggio di creatività. Una tastiera giocattolosa mima una marcetta da funerale scozzese e disegna un dolce scenario nuvoloso, poi l’elettronica zampillante alza il ritmo fino a far prevalere la luce sul finale. Molto più gioiosa, la segue 'Incomplete Kisses', canto bello ritmato e tutt’intorno un caldo fiorire di spunti electro. L’originalità è tutto nell’alternative-soul di Sampha, ma anche quando il nostro si muove su territori più canonici per il genere ('Reverse Fault') i risultati sono sopra la media. Il migliore esordio alt-R&B da anni.

Velocità: 40 minuti a velocità mai troppo sostenuta.

Il testo: " I swear they smell the blood on me/I hear them coming for me/I swear they smell the blood on me/I hear them coming for me, for me", da 'Blood On Me’.

La dichiarazione: "Il bello è che quando ho iniziato a fare musica mi limitavo a creare un sacco di beats, non avrei mai pensato di cantarci su".

Il sito: Sampha.com

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