Courtneys: 'II' (2017)
Flying Nun

Voto: 7/10

Courtneys: 'II' (2017)

"A farci alzare il pollice, questa volta, è la giusta misura con cui tutto viene scelto per poi essere shakerato"

di Riccardo Cavrioli

Genere: indie/power-pop.

Protagonisti: Jen Twynn Payne (batteria/voce), Sydney Koke (basso /voce), Courtney Loove (chitarra/voce).

Segni particolari: secondo album per queste fanciulle canadesi che esordirono nel 2013 con l'album omonimo, pubblicato per la piccola etichetta di Vancouver (città d'origine della band stessa) Hockey Dad Records. Ora, dal 2015, la loro etichetta è la storica Flying Nun Records, cosa che riempie d'orgoglio le ragazze, vista la stima che da sempre hanno avuto per questa casa discografica.

Ingredienti: andare a fare un giro sulla biografia della band riportata sulla loro pagina Facebook la dice lunga, visto che sono citate le influenze chiarissime che emergono nei loro brani. Nomi come Teenage Fanclub, Pavement, Dinosaur Jr o Eddy Current Suppression Ring non sono certo li per caso, anzi. Il fatto poi che , tra le influenze compaia anche il nome di Keanu Reeves (canadese come la band, ricordiamolo e omaggiato da loro in un brano del primo disco), ce le fa piacere ancora di più.



Densità di qualità: diciamolo subito, non inventano nulla di nuovo le adorabili Courtneys (e tutto sommato non si discostano più di tanto da quanto già mostrato nell'esordio), ma quello che fanno, beh, è sicuramente piacevole e coinvolgente per noi ascoltatori. Gli elementi di questo cocktail, che ci troviamo a sorseggiare con tanto piacere, li abbiamo già assaporati numerose altre volte: slacker-pop super catchy, power-pop, chitarre rumorose e ritornelli micidiali mentre la batteria picchia solida e spartana, un tocco di surf-pop, rimandi massicci ad eroi come Dinosaur Jr, Shonen Knife e Modest Mouse, nostalgia degli anni '90/'80 (sia musicale che iconografica) e una voglia di evasione e di "passato" per ritrovare certe sensazioni ed emozioni ormai perse, magari lungo una spiaggia o d'estate, rimpiangendo un amore finito ma anche guardando la cosa con positività. Nessuno credo possa negare che si tratti di frammenti ben noti. Eppure a farci alzare il pollice, questa volta, è la giusta misura con cui tutto viene scelto per poi essere shakerato: le giuste dosi determinano la differenza e fanno si che non ci si annoi, in modo che il riascolto sia più che gradito. Un disco compatto, semplice tutto sommato, ipermelodico, con chitarre sature e ricche di feedback che ci catturano in un instante e con alcune gemme come 'Silver Velvet', 'Tour' e 'Lost Boys' (si, grande tributo al film horror del 1987 di Joel Schumacher) che sicuramente dalla testa non se ne andranno più.

Velocità: sostenuta e pimpante.

Il testo: "It’s time for us to let go, slack off into the open road! ", dal brano ’Tour’.

La dichiarazione: ”La scrittura e la registrazione dei brani sono qualcosa che prendiamo molto sul serio. Siamo sempre molto coinvolte nella composizione delle canzoni. Discutiamo ogni singolo elemento dei brani e lavoriamo su di loro per un lungo periodo di tempo. A volte ci si lavora su anche per anni.”

Il sito: Thecourtneys.bandcamp.com


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