Lowly: 'Heba' (2017)
Bella Union

Voto: 8/10

Lowly: 'Heba' (2017)

"Alla padronanza che i danesi hanno della loro materia, altri gruppi ci arrivano in cinque, dieci anni"

di Michele Corrado

Genere: dream-pop, art-pop.

Protagonisti: Nanna Schannong (chitarra e voce), Kasper Staub (tastiere), Thomas Lund (basso e tastiere), Soffie Viemose (campionamenti e voce), Steffen Lundtoft (batteria).

Segni particolari: la carriera dei Lowly inizia nel 2014, quando questi cinque giovani danesi iniziano a catturare l’attenzione delle webzine, prima locali e poi europee, mediante interessantissimi singoli. La loro musica era ancora piuttosto rozza, le chitarre lo fi erano un suo elemento fondamentale, ma la capacità di creare atmosfere dreamy era già evidentemente innata. Con un talento così cristallino ci vuole poco affinché una saggia casa discografica si faccia avanti. Al quintetto di Aarhus è ‘toccata’ la navigatissima Bella Union, gente che di queste sonorità se ne intende. Con l’ausilio della label londinese, i Lowly hanno rilasciato un EP nel 2015, 'Sink Way Into Me', per poi approdare a questo primo full lenght. Il cui titolo è semplicemente il nome di un amico della band, un siriano immigrato in Danimarca, del quale tuttavia il disco non narra le vicende.

Ingredienti: lasciate da parte le chitarre e le ruvidità shoegaze dei primi singoli e dell’EP, i Lowly si sono focalizzati interamente sulla creazione di atmosfere sospese e incantate mediante l’utilizzo dei synth. I loro punti di riferimento sono senza dubbio band come Bel Canto e Goldfrapp, oltre agli scontati Cocteau Twins. Se da una parte è vero che le tastiere, fumose e avvolgenti, sono le principali generatrici di questi luoghi dell’anima, va sottolineato che gli elementi che rendono la musica dei Lowly così singolare sono molti altri. È certamente il caso del canto all’unisono di Nanna e Soffie, che insieme hanno la voce di una sconsolata sirena del mare del nord, così come dell’uso sapiente di sample disparatissimi. Un plauso va infine al batterista, quel fuoriclasse di Steffen Lundtoft. Il suo drumming è essenziale nei momenti più pop, ma sempre pronto ad evolversi in tempi jazz dispari, fini a rendere ancora più sospesi i momenti atmosferici.



Densità di qualità: è chiaro a questo punto che i Lowly non abbiano voluto soltanto realizzare un ottimo disco dream-pop, ma aggiungere al genere qualcosa di nuovo, dargli una forma che fosse profondamente personale. La cosa appare chiara sin dall’opening-track, 'Still Life'. Le strofe sono ancora abbastanza regolari, ma la catarsi degli intermezzi, costruita con minuzia ed innumerevoli particolari, assorbisce completamente chi ascolta. I moog liquidi, un fitto mormorare di interferenze radio, il fluttuante sample di una soprano, la batteria incalzante, creano un vortice mesmerico in cui è meraviglioso smarrirsi. Un luogo dell’anima dove malinconia e grazia sono la stessa cosa. 'No Hands', forse il capolavoro del disco, stordisce alla stessa maniera. Il suo finale, uno spettacolare gioco di dissolvenze dove tutto sfuma a ritmi diversi, i synth intermittenti, le chitarre appena accarezzate, è alta scuola psichedelica. Ci sono però anche canzoni più regolari. È il caso di 'Word', con il suo canto marcato e preciso, ma anche di 'Stubborn Day', con una linea di synth che ricorda i Beach House più immateriali. In 'Deer Eyes', la tristezza diventa ballabile, grazie a sospensioni non dissimili da quelle dei migliori Morcheeba. Sul suo finale c’è anche un pregevole saliscendi di chitarra. Non solo un suono personalissimo dunque, ma, vedrete, anche idee diverse per ogni canzone. Non c’è che dire, il risultato a cui i Lowly sono giunti con un solo full lenght è assolutamente encomiabile, alla padronanza che i danesi hanno della loro materia, altri gruppi ci arrivano in cinque, dieci anni.

Velocità: 40 minuti durante i quali il tempo si sospende.

Il testo: "Have you ever felt so lonely that you could map it on your body?", da 'Deer Eyes'.

La dichiarazione: "Nelle nostre canzoni ci piace parlare di tutto, abbiamo difficoltà soltanto con le tematiche politiche, perché è difficile trattarle in modo poetico."

Il sito: Superlowly.tumblr.com

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