Moon Duo: 'Occult Architecture Vol.1' (2017)
Sacred Bones

Voto: 8/10

Moon Duo: 'Occult Architecture Vol.1' (2017)

"L'album più oscuro della loro carriera, però accessibile e orecchiabile"

di Daniele Cardarelli

Genere: psych-rock, space-rock.

Protagonisti: Erik 'Ripley' Johnson (voce e chitarra) e Sanae Yamada (voce e tastiere).

Segni particolari: quarto album per la coppia di San Francisco oramai trapiantata a Portland. 'Occult Architecture Vol.1' è il primo di due concept album con cui i due hanno voluto esplorare i temi di oscurità e luce legati al susseguirsi dei giorni e delle stagioni. Questo è il disco più dark mixato a Berlino insieme al collaboratore di lunga data Jonas Verwijnen.

Ingredienti: i Moon Duo mettono un punto sulle musiche gassose del passato per lasciarsi andare a onde buie di sintetizzatori, sequenze carpenteriane e chitarre ipnotiche che si sviluppano in crescendo alimentate da riverberi esasperati in grado di saturare ogni vuoto. A completare il quadretto un'attitudine ampiamente votata all'ermetismo e all'esoterismo che prende spunto dai testi di Mary Anne Atwood, Aleister Crowley e Nathaniel Hawthorne.



Densità di qualità: tre quarti d'ora di inquietudini sottili e pace analogica, questo è 'Occult Architecture Vol.1' che assegna ai Moon Duo il merito dell'impresa di aver tirato fuori dal cilindro l'album più oscuro della propria carriera, rendendolo però accessibile e orecchiabile. L'esplorazione nell'occulto si apre con 'Death Set' che altro non è che una somma di tecnicismo, psichedelia macabra e suono venuto dallo spazio per concludersi con l'infinita coda di 'White Rose' in grado di provocare sì immenso piacere, ma anche turbamento e angoscia. Nel mezzo un flusso continuo di suggestioni in bilico costante tra il sinistro e il sognante ('Cold Fear'), flash ipnotici e proclami reiterati a gravità zero ('Will Of The Devil'). In attesa dell'uscita della seconda metà del lavoro, la luna del duo da oggi brilla più nera che mai.

Velocità: 7 tracce diluite in 45 minuti.

Il testo: “There’s a sound in my head / There's a sound in my head / There's a sound in my head” da 'The Death Set'.

La dichiarazione: “All'inizio non contemplavamo l'idea di far uscire un album doppio. Solo mentre registravamo ci siamo resi conto che stavamo dando vita a due corpi diversi, che avrebbero reso al meglio se incisi su album distinti”così Sanae Yamada al sito 'Aquariumdrunkard.com'.

Il sito: Moonduo.org


Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook