Elbow: 'Little Fictions' (2017)
Polydor

Voto: 8/10

Elbow: 'Little Fictions' (2017)

"Grandi momenti di musica cesellata al millimetro portano questo album a essere uno dei migliori della loro produzione"

di Raffaele Concollato

Genere: adult-rock.

Protagonisti: Guy Garvey (voce, chitarra), Craig Potter (tastiere, piano), Mark Potter (chitarra, cori), Pete Turner (basso, cori).

Segni particolari: settimo lavoro per il gruppo inglese, il primo senza il batterista Richard Jupp, uno dei membri fondatori che ha deciso di lasciare il gruppo all’inizio del 2016. L’album arriva a tre anni dal pluripremiato ‘The Take Off And Landing Of Everything’ e ha visto nel frattempo Garvey cimentarsi in un lavoro solista di notevole intensità e urgenza, cosa che si è riflessa inevitabilmente in questo disco. 'Little Fiction' è stato registrato in un piccolo villaggio scozzese, Gargunnock: Guy intendeva replicare quanto fatto dai Led Zeppelin per 'IV', lavorato proprio in Scozia in totale isolamento.

Ingredienti: la vera differenza con i precedenti lavori risiede nel 'momento'. Guy Garvey tre anni fa si lasciava dopo una lunga relazione con la scrittrice britannica Emma Jane Unsworth: ‘The Take Off And Landing Of Everything’ e il lavoro solista del cantante ne risentirono pesantemente. Ora è fresco di matrimonio con l’attrice Rachael Stirling e di nuovo lontano dall’oscurità di quei momenti: i testi, l’ambientazione sonora (che, beninteso, non è diventata uno zuccheroso pop melodico), ha acquisito quelle aperture e quella limpidezza che raramente si erano visti nella ormai ventennale carriera del gruppo.



Densità di qualità: non appena la monumentale ‘Magnificent (She Said)‘ apre questo lavoro, si ha subito la certezza che terminato l’ascolto non si riuscirà a rimanere indifferenti. Perfettamente evocativa, la canzone è sorretta da un notevole riff ed è un susseguirsi di inserti orchestrali e slanci vocali di una bellezza folgorante. "Love is the original miracle" canta Garvey nella lunga title-track che con andamento ondulatorio e morbido rappresenta a pieno titolo il nuovo corso del gruppo, che mescolando suoni evocativi e liricità mostra la nuova strada che intende percorrere. Altro discorso vale per brani come ‘Gentle Storm’, sempre ricamata sulla profondità del cantato di Guy ma con ritmica insistente e un piglio melodico più fruibile, o l’evocativa ‘All Disco’, che è un classico e riconoscibile pezzo del gruppo inglese, e se non fosse per la maturità della voce del cantante si potrebbe pensarla come una canzone dei primi lavori. L’intimità di ‘Head For Supplies’ è spiazzante: a tratti è corale e intimista, come se scavasse nei ricordi (mai gli Elbow si erano spinti così nel profondo), in altri un’esplosione di suoni. ‘K2’ è musicalmente il pezzo più complesso, Garvey canta “Yes and I’m given to believing in love” fugando ogni dubbio sul proprio stato d’animo. In definitiva, la ricchezza di particolari, orchestrazioni mai fastidiose e grandi momenti di musica cesellata al millimetro portano questo album, senza arrivare alle vette del predecessore o del masterpiece ‘The Seldom Seen Kid’ (2008), a essere uno dei migliori della loro produzione.

Velocità: 10 brani lenti e profondi in 48 minuti.

Il testo: "And there she stands / Throwing both her arms around the world / The world that doesn't even know / How much it needs this little girl", da 'Magnificent (She Says)'.

La dichiarazione: da un’intervista a 'Noisey': "In brani come 'All Disco' e 'K2' c'è un vero e proprio senso di rassegnazione a causa dei fatti che accaddero in quel periodo: la Brexit, la salita al potere di Trump, le violenze in Siria e quindi i profughi tutti avvenimenti che ci davano un senso totale di impotenza."

Il sito: Elbow.co.uk


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