Spoon: 'Hot Thoughts' (2017)
Matador

Voto: 8/10

Spoon: 'Hot Thoughts' (2017)

"Alla prova del nove, letteralmente del nove, gli Spoon mostrano di non conoscere stanchezza"

di Michele Corrado

Genere: indie/dance-rock.

Protagonisti: Britt Daniel (voce e chitarra), Jim Eno (batteria), Eric Harvey (tastiere, chitarra, percussioni), Rob Pope (basso), Alex Fischel (tastiere).

Segni particolari: la carriera degli Spoon da Austin comincia nel 1996 con 'Telephono': molto sfortunato commercialmente, è l’inizio di una delle pagine indie rock più rilevanti e insieme sottovalutate di sempre. Il loro indie rock elettrico, eclettico e ballabile porterà i suoi migliori frutti negli anni ’00, dove capolavori come 'Girls Can Tell', 'Kill The Moonlight', 'Gimme Fiction' e 'Ga Ga Ga Ga Ga' si susseguono uno dopo l’altro, come niente fosse. La successiva decade donerà agli Spoon anche la consacrazione commerciale, tutti i loro dischi da 'Ga Ga Ga Ga Ga' hanno infatti centrato la difficile top ten statunitense. 'Hot Thoughts' è il loro lavoro numero nove.

Ingredienti: la voce e il cantato gradasso e trascinante di Britt Daniel sono ancora una volta l’epicentro delle voluttuose evoluzioni indie dei texani, questa volta più synth based del solito. Da una parte 'Hot Thoughts' è il solito catalogo di staffilate dance rock, ma dall’altra manifesta interessanti varianti che spezzano il ritmo e rivoltano l’atmosfera come un calzino. La cura dei dettagli è al solito stratosferica, sia dal punto di vista della complessa stratificazione dei pezzi, che rivelano nuovi particolari ad ogni ascolto, che da quello della produzione maniacale.



Densità di qualità: la title-track è un ribollente condensato di ritmi e linee di chitarra e xilofoni martellanti, un oggetto multicolore e sensuale pronto per radio e piste da ballo. 'WhisperI'lllistentohearit', suonata tutta d’un fiato come ne va pronunciato il titolo, è un punk and roll supersonico con le tastiere cibernetiche al posto delle chitarre. ’Shotgun' mantiene lo stesso tiro, mentre 'First Caress', deliziosamente jaggeriana e sospinta da un gioco di tastiere gommose, è un’altra potenziale killer-track radiofonica. Ma, come anticipavamo, c’è dell’altro. 'Hot Thoughts' è sempre pronto a sorprendere, abbassando i ritmi e puntano ad atmosfere ipnotiche e vagamente psichedeliche. Piazzata a metà scaletta, 'Pink Up' è un conturbante sogno tropicale, guidato da tastiere sensuose e una percussività sibilante. I cinque minuti finali del disco affidati ai sassofoni 'Us' sono, se possibile, ancora più spiazzanti. ’Tear It Down', un indie meno incalzante della media spooniana con un’emozionante coda dreamy, si piazza invece nel mezzo delle due attitudini. Alla prova del nove, letteralmente del nove, gli Spoon mostrano di non conoscere stanchezza, oltre a riconfermarsi una delle band indie-rock statunitensi più importanti degli ultimi venti anni.

Velocità: 41 minuti belli sostenuti, con qualche rallentamento psichedelico.

Il testo: "Let them build a wall around us/I don't care, I'm gonna tear it down/It's just bricks and ill intentions", da 'Tear It Down'.

La dichiarazione: Britt Daniels: "Siamo spesso stati accusati di essere una band new wave minimalista, non credo che questo nuovo nostro disco possa essere considerato minimalista in alcun modo."

Il sito: Spoontheband.com


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