Jesus And Mary Chain: 'Damage And Joy' (2017)
Artificial Plastic

Voto: 7/10

Jesus And Mary Chain: 'Damage And Joy' (2017)

"Sostanza nutrita da una scrittura felice, che si concretizza in brani che fanno il loro dovere"

di Riccardo Cavrioli

Genere: indie-rock.

Protagonisti: i J&MC sono stati, sono e saranno sempre William e Jim Reid, poi chi suona con loro va bene per gli annali di storia e per Wikipedia. A noi poco importa, anche se è giusto citare stavolta fanciulle come Sky Ferreira, Isobel Campbell (ex-Belle & Sebastian) o Bernadette Denning, intente a duettare con i nostri eroi, perché forse così tante voci femminili in un disco dei J&MC non se ne sono mai sentite.

Segni particolari: dal 1984 sui palchi di mezzo mondo a fare fuoco e fiamme a base di chitarre distorte e feedback: un fuoco così rabbioso che ha scottato assai pure i due fratelli, che per curarsi le ferite hanno dovuto odiarsi e allontanarsi l'uno dall'altro, per poi ritrovarsi, guariti e più consapevoli nell'accettarsi, forse.

Ingredienti: gli ingredienti sono quelli di sempre, perché i fratellini in quel modo sanno scrivere musica e allora ecco le melodie appiccicose sostenute da ritmi più pimpanti (con le chitarre che si fanno sentire, disegnando trame ben conosciute eppure capaci, ancora una volta di fare il loro sporco lavoro, tipo 'All Things Pass') e i passaggi più notturni ('Los Feliz') e da post esaltazione, in cui bisogna raccogliere le idee, mentre la testa pulsa e le scorie annebbiano ancora la vista, per cui abbiamo bisogno di ritmi più bassi. Il nome tutelare è sempre quello dei Velvet Underground, lo spirito è quello psych-pop che se essere fisico e visionario nello stesso tempo e le voci dei due Reid sono inconfondibili.



Densità di qualità: nel nuovo album dei J&MC non troverete rivoluzioni copernicane o chissà quali cambiamenti, no. La forma è quella che i nostri sanno plasmare con cura (capace di evocare 'Darklands' tanto quanto 'Stoned & Dethroned', mentre un po' meno le cose più acide e ballabili), ma, per fortuna, è la sostanza che viene piacevolmente nutrita, con una scrittura felice, che si concretizza in brani che fanno il loro dovere: disturbare, colpire, eccitare e lavorare sottopelle. I Jesus questo lo sanno fare, se sono ispirati, e stavolta la missione è compita. Non sempre verrebbe da dire, perché forse un brano come 'Always Sad' resta di una pochezza impressionante, mentre 'Simian Split' lo avremmo visto meglio in un disco a nome di Lazycame (il progetto solista di William), eppure i ritmi alla moviola di 'Mood Rider', i coretti micidiali di 'Black And Blues' (che fanno venire in mente una specie di mix fra i Jesus stessi, i Teenage Fanclub e i Beach Boys) e una delizia come 'Songs For A Secret' (che richiama sfacciatamente il classico 'Sometimes Always') fanno vincere la partita in scioltezza.

Velocità: si va a corrente alternata in casa Reid.

Il testo: "I'm a rock and roll amputation ", dal brano ’Amputation’.

La dichiarazione: Jim è lapidario su quanto si troverà sul disco, a tal unto che non serve nemmeno tradurlo: ”Fourteen very good Mary Chain songs.”

Il sito: Thejesusandmarychain.uk.com


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