Desperate Journalist: 'Grow Up' (2017)
Fierce Panda

Voto: 8/10

Desperate Journalist: 'Grow Up' (2017)

"Dopo un superlativo esordio un secondo album che riesce, addirittura, a fare meglio"

di Riccardo Cavrioli

Genere: post-punk, indie-rock.

Protagonisti: Jo Bevan (voce), Simon Drowner (basso), Rob Hardy (chitarra) e Caz Hellbent (batteria).

Segni particolari: album numero due per la formazione di Londra, pubblicato, così come l'esordio omonimo (2014) dalla Fierce Panda. E' stato preceduto da 3 singoli anticipatori.

Ingredienti: la forma è sempre riconducibile a quella di eroi anni '80 e, se avete ascoltato il primo disco dei Desperate Journalist, beh, sapete bene di cosa parliamo, eppure la sostanza ci dice che se nel primo album le emozioni erano davvero a fior di pelle, in questa seconda, riuscita, fatica, dedicata allo smarrimento del crescere, ci sono ansie e sensibilità che lavorano nel cervello e nel cuore anche sottotraccia, senza lasciare lividi vistosi (che comunque la band riesce ancora a farci provare), ma provocando costanti capogiri empatici tra band e ascoltatore.



Densità di qualità: diventa più profondo il sound dei Desperate Journalist, meno adesivo a modelli di riferimento che ovviamente non mancano (Smiths, Cure, Siouxie, e poi fate voi) e più in grado di aprire nuove vie e spiragli a quella maledetta etichetta "post-punk" che tutto ingloba e uniforma. Crescere è sorrisi e scoperta, è fonte di opportunità, ma è anche insicurezza costante, paura, rabbia e voglia di spaccare tutto o necessità di chiudersi in camera e non ascoltare più nessuno, crescere è cercare una propria via personale, umana e musicale in questo caso e i Desperate Jouralist ci riescono, dall'apertura con l'epicità oscura di 'Hollow' che ci entra e batte costante nel cervello, costringendoci alla catarsi, al momento in cui il disco si chiude con 'Radiating', canzone sulla sconfitta di una relazione, tristemente celebrata con uno struggente intimismo piano/voce. In mezzo, percorsi quasi Morriseyani, tra abbaglianti esplosioni melodiche così pure da restare senza fiato ('Resolution'), incalzante sensibilità pop-rock ('Why Are You So Boring'), sorprendente lirismo con crescendo da lacrime immediate ('Be Kind') e pennellate jangly ('Your Genius'). Da maneggiare assolutamente con infinita cautela la traccia 'All Over', in cui la band londinese riesce addirittura ad andare oltre l'abrasività dei brani dell'esordio, con l'assolo finale che diventa più tagliente di una lametta nelle mani di un teenager che ha bisogno di praticare il 'cutting', perché l'ansia e il disagio stanno diventando insopportabili. Brano sublime. Dopo un superlativo esordio un secondo album che riesce, addirittura, a fare meglio. Una band, per citare il titolo, in costante crescita.

Velocità: sanno accelerare con dovizia ma anche rallentare per tenerci sulla corda a dovere...

Il testo: "Oh my Darling why are you so boring? ", dal brano ’Why Are You So Boring?’.

La dichiarazione: per Joe Bevan l'album parla di ”far capire che cosa dovrebbe significare essere un adulto.”

Il sito: desperatejournalist.bandcamp.com

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