Los Planetas: 'Zona Temporalmente Autónoma' (2017)
El Ejercito Rojo

Voto: 7/10

Los Planetas: 'Zona Temporalmente Autónoma' (2017)

"Ci convince della sincera necessità di questo ritorno dopo tanto tempo, fossero tutti così..."

di Michele Corrado

Genere: indie-rock, dream-pop, shoegaze.

Protagonisti: Jota (voce e chitarra), Florent Muñoz (chitarra), Eric Jiménez (batteria), Banin (trastiere), Julián Méndez (basso).

Segni particolari: 'Zona Temporalmente Autónoma' arriva a ben sette anni da 'Una Opera Egipcia', disco precedente dei Los Planetas. Mai la band di Granada si era fermata per così tanto tempo e tanto basta a conferire a questa release il profumo delle grandi occasioni. Chiaro, perché i Los Planetas in Spagna sono una delle istituzioni indie più longeve e rispettate. Suonano in tutt’altra maniera, ma in termini di rilevanza potremmo paragonarli ai nostri Afterhours o Verdena. La loro lunga carriera inizia nel 1994 con un potente disco di shoegaze intitolato 'Super 8', ma è quattro anni dopo che i nostri centrano il capolavoro della vita. 'Una Semana En El Motor De Un Autobús' mischia il rumorismo shoegaze d’oltre manica a colorati florilegi orchestrali, questo unito all’inconfondibile lamento con accento andaluso di Jota e il miracolo è fatto.

Ingredienti: dopo un periodo di assenza così lungo, perlomeno in termini di produzione, tante band sceglierebbero la facile mossa di un disco allineato al proprio passato più fruttuoso, per giocare facile e insieme confortare il pubblico. I Los Planetas devono aver fatto invece il ragionamento opposto ed essersi detti che se dovevano tornare doveva valerne la pena. 'Zona Temporalmente Autónoma' elimina quasi completamente i gorghi di rumore delle chitarre, sempre presentissime ma temperate come mai prima, e fonda la sua profondità atmosferica su scenari tastieristici disparati, ora dreamy 'Islamabad' e ora orientaleggianti. Chiara da questo punto di vista l’ultima traccia, 'Guitarra Roja', che a dispetto del suo titolo e al contrario di quanto avviene negli altri dischi dei Los Planetas, che sempre serbano le chitarre più incendiarie, raggiunge il suo climax mediante strati di tastiere impazzite. Non manca anche un bel bozzetto acustico, una 'Hay Una Estrella' che svela cosa sarebbero i Los Planetas in veste cantautorale.



Densità di qualità: ' Zona Temporalmente Autónoma' non è un disco perfetto, la sua ingente durata di un’ora e oltre mette a dura prova le orecchie affini a ritmi più elevati e mutazioni più repentine, ma premia le più tenaci di queste tutte le altre con magici momenti di catarsi. Peraltro tutti i passaggi più logorroici, e in qualche modo di stallo, sono dovuti ad una urgenza espressiva in fatto di politica finora piuttosto blanda per la band. Altro motivo questo che ci convince della sincera necessità di questo ritorno dopo tanto tempo, fossero tutti così e non fini a racimolare qualche data in più.

Velocità: 1 ora e 5 minuti non primi vi accelerazioni, ma piuttosto lenti.

Il testo: " Ahora tú lo que quieres es dividirnos/Porque tienes miedo de perder tu sitio/Sabes que sin violencia estarías perdido/Y le metes tu mierda de miedo en el hocico/A los ignorantes y a los corrompidos/A gregarios y serviles a los que has dormido/Con tele mala y con ansiolíticos/Pa' quitarles lo poco que hemos conseguido/En cientos de años y millones de muertes/De las hermanas y hermanos más inocentes/Pa' estrujar vuestras manos, basura indecente/Dios sabrá vengarnos, Dios es grande siempre", un’estratto dal potentemente politicamente impegnato testo di 'Islamabad'.

La dichiarazione: Eric: "Gli indie si stanno facendo vecchi, o noi ci stiamo facendo vecchi, insomma tutti ci stiamo facendo vecchi."

Il sito: Losplanetas.es


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