Molly Burch: 'Please Be Mine' (2017)
Captured Tracks

Voto: 7/10

Molly Burch: 'Please Be Mine' (2017)

"Molly non pretende di reinventare, ma riesce a fornire un prodotto di buona qualità, raffinato e dalle piacevoli melodie"

di Antonio Paolo Zucchelli

Genere: cantautorato, indie-pop, indie-rock.

Protagonisti: Molly Burch (voce), Caity Shaffer (basso), Dailey Toliver (chitarra) e Ignacio Guerrero (batteria).

Segni particolari: la ragazza californiana, nata da due genitori che lavorano nel mondo del cinema, si è trasferita ad Ashville, North Carolina per studiare vocal performance di jazz e più avanti si è spostata ad Austin, Texas, dove ha scritto questo suo debutto sulla lunga distanza. La Burch ha registrato il disco insieme alla sua band nello studio di Dan Duszynski della Cross Record a Dripping Springs, Texas, in appena un giorno.

Ingredienti: volete un piccolo anticipo di estate già ad aprile? Allora Molly Burch sembra fare per voi: la ragazza californiana, infatti, aggiunge ai suoi vocals languidi e raffinati un tocco di gradito sole. La classe non manca certamente a Molly, anche se le sue citazioni sono piuttosto evidenti: gli Everly Brothers e Phil Spector si possono trovare facilmente all’interno della sua musica, mentre la dolcezza della sua deliziosa voce, capace di ricoprire facilmente più toni, viene impreziosita da un strumentazione elegante, intelligente e ricca di sfumature e particolari, che non possono che far piacere alle orecchie di chi ascolta la sua musica.



Densità di qualità: sebbene il disco sia stato registrato in appena un giorno, non c’è alcuna sensazione di fretta, anzi il suono è assolutamente pulito. Quella atmosfera di relax che possiamo ascoltare in tutte le dieci canzoni che compongono ‘Please Be Mine’, accompagnata da un gradevole approccio minimalista, è probabilmente il punto di forza di questo primo LP della musicista nativa di Los Angeles, insieme alla sua splendida e rilassante voce. Poi, gli arrangiamenti leggeri e dai ritmi bassi, con influenze pop anni ’50/’60, la trasportano fuori da quel leggero velo di nebbia presente dentro ai suoi brani. All’interno dei suoi pezzi c’è – è quasi scontato, visto il lavoro svolto dai suoi genitori – un feeling cinematico, ma a prevalere sono i sentimenti, e soprattutto il romanticismo: molti parlano della relazione sentimentale con il suo fidanzato, il chitarrista Dailey Tolivar. Incontrato ad Ashville, il musicista statunitense l’ha raggiunta ad Austin solo in un secondo momento: ed è proprio la title-track a ricordare, con un piccolo tocco di malinconia, ma anche con estrema gentilezza e dolcezza, di questo periodo di lontananza e di questa sofferenza per il suo cuore. Se nel disco possiamo trovare anche citazioni jazz – la stessa Molly nomina Nina Simone e Billie Holiday tra le sue influenze – probabilmente, volendo trovare qualche paragone moderno, la prima Angel Olsen, Margaret Glaspy e Weyes Blood sono le artiste che più le si avvicinano: con ‘Please Be Mine’ Molly non pretende di reinventare la musica, ma riesce a fornire un prodotto di buona qualità, raffinato e dalle piacevoli melodie: ancora una volta il sapiente orecchio di Mike Sniper ha saputo centrare l’obiettivo.

Velocità: si mantiene sempre bassa e mai forzata.

Il testo: "The day I knew I wanted you was the day we met / And I said, ‘Well I’m you’re little baby, your little baby pet’", canta Molly in ’Try’.

La dichiarazione: ”Sono sempre stata interessata più a cantare che a scrivere canzoni. Non avevo la sicurezza nella scrittura.” , dichiara Molly nella press-release e poi aggiunge: “Inizialmente ero più impegnata a trovare i brani per completare la mia voce.”

Il sito: Mollyburch.com


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