Ulver: 'The Assassination Of Julius Caesar' (2017)
House Of Mythology

Voto: 8/10

Ulver: 'The Assassination Of Julius Caesar' (2017)

"Il disco del ritorno alla grande dei Depeche Mode lo hanno tirato fuori gli Ulver"

di Michele Corrado

Genere: synth-pop.

Protagonisti: Kristoffer ‘Garm’ Rygg (voce e programmazione), Tore Ylwizaker (sintetizzatori, pianoforte, basso e programmazione), Jørn H. Sværen (multistrumentista), Daniel O'Sullivan (sintetizzatori, basso e programmazione).

Segni particolari: nata nel 1993 attorno alla figura di Kristoffer Rygg, la band norvegese sfornò una tripletta di dischi che ne fece i lupi (Ulver in norvegese significa per l'appunto "lupo") del black metal. Ma l’etichetta, come in seguito tutte le altre che gli sarebbero state affibbiate, a Rygg stava troppo stretta. Il quarto disco degli Ulver, il capolavoro del 2000 'Perdition City', è un incubo elettronico futuristico e angosciante dove il retaggio black metal si riduce a qualche landscape. I dischi di fine decennio avrebbero portato l’aggiunta di componenti di musica da camera, incursioni folk, nonché l’avvicinamento sempre più consistente a territori ambient. 'The Assassination Of Julius Caesar' segna una nuova svolta, la più imprevedibile di tutte.

Ingredienti: si tratta infatti a tutti gli effetti di un disco synth-pop, versante dark-wave. Rispetto ai territori di solito percorsi dagli Ulver, una virata decisamente easy listening, ma che in svariati passaggi non manca di sorprendere con escursioni spiccatamente sperimentali. È il caso del turbine di elettronica e fiati sul finire della lunga 'Rolling Stone', così come quello delle sospensioni ambient innervate di elettricità della conclusiva 'Coming Home'. Il ricorrente uso dei fiati fa pensare all’influenza, oltre che degli scontati Depeche Mode, della new wave post industriale e futuristica dei Clock DVA. Il cantato di Kristoffer, mai così distinto e trascinante, è epico ed evocativo, una roba a metà tra il migliore Dave Gahan e gli Anathema. Al di là della questione suoni, si tratta di una svolta radicale anche in termini di strutture. Sebbene sottolineavamo momenti di libertà sperimentale, gli Ulver del 2017 compongono canzoni vere e proprie, riponendo nel cassetto la loro proverbiale propensione a suite lunghe e dilatate.



Densità di qualità: una vera e propria rivoluzione dunque, ma perseguita con tale naturalezza da fare sembrare il synth-pop e la forma canzone, per gli Ulver, un habitat naturale. E non era un risultato scontato, non sarebbe stata la prima volta che una band dalle altissime doti tecniche avrebbe toppato la prova del pop. Ma, dicevamo, non è questo il caso. 'Nemoralia' è un singolo perfetto, intonazione epica, ritmo serrato, scenari sintetici maestosi e cangianti. 'Rolling Stone' presenta addirittura ammiccanti controcanti femminili, così come '1969', una ballad che strizza l’occhio agli OMD più romantici. Un lavoro eccezionale è stato fatto anche dal punto di vista dell’ambientazione: sin dalla copertina e dal titolo classicisti e funesti, 'The Assassination Of Julius Caesar' è un tuffo in un mondo epico e decadente. E niente, il disco del ritorno alla grande dei Depeche Mode lo hanno tirato fuori gli Ulver.

Velocità: 8 brani in 43 minuti dal passo non svelto, ma decisamente marcato.

Il testo: " I want to tell you something/About the grace of faded things ", estratto manifesto da 'Southern Gothic'.

La dichiarazione: Kristoffer Rygg: "Sono veramente felice che siamo diventati abbastanza famosi e ci siamo guadagnati un seguito prima che le logiche del web prevalessero. Deve essere davvero frustrante per una nuova band, anche promettente, farsi notare oggigiorno."

Il sito: Jester-records.com/ulver


Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook