Mew: 'Visuals' (2017)
Play It Again Sam

Voto: 8/10

Mew: 'Visuals' (2017)

“Qualità al centro del progetto e, allo stesso tempo, canzoni assolutamente in grado dare la giusta carica anche a una grande folla”

di Stefano Bartolotta

Genere: stadium pop-rock.

Protagonisti: Jonas Bjerre (voce, chitarre, tastiere), Silas Utke Graae Jørgensen (batteria), Johan Wohlert (basso).

Segni particolari: settimo album in studio per la band danese, che ci aveva ormai abituato a lunghe attese tra un disco e l’altro, mentre invece questo esce solo due anni dopo il precedente ‘+-’ (2015).

Ingredienti i Mew avevano spiazzato un po’ tutti, con un ritorno all’insegna della semplicità, dopo sei anni di assenza e un disco complesso come ‘No More Stories’. Essendo questo disco arrivato a istanza così ravvicinata, era facile aspettarsi la prosecuzione di quanto avviato due anni fa, e l’ascolto conferma queste aspettative. Quasi tutte le canzoni durano più di tre minuti ma meno di cinque, e l’aderenza alla forma canzone tradizionale, con strofe, bridge, ritornelli e special, è pressoché totale. Solo 'Candy Pieces All Smeared Out' ha un andamento un po’ meno convenzionale, per il resto ci troviamo di fronte a canzoni dal suono consistente e dalle melodie immediate, che mettono voglia di cantare e sembrano più adatte che mai ai concerti in grandi arene e stadi. Come loro costume, i Mew declinano l’idea alla base del proprio lavoro in modalità diverse all’interno del disco.



Densità di qualità: l’inizio con‘Nothingness And No Regrets‘’ è il miglior modo possibile, grazie al lento e gentile crescendo e la capacità di raccontare di situazioni difficili in modo da trarne in realtà conforto; ‘The Wake Of Your Life’ è saggiamente posta subito dopo, in quanto è la più rotonda e immediata e mette l’ascoltatore definitivamente a proprio agio; ‘Ay Ay Ay’ riesce a proporre atmosfere variabili pur rimanendo lineare. Nella seconda metà, troviamo momenti di maggior calma e distensione emotiva come ‘Learn Our Crystals’ e ‘Shoulders’, nonché un brano come ‘Twin Quest’ nella cui strofa si strizza l’occhio a funk e jazz. Purtroppo, da ormai troppo tempo, l’idea di fare dischi adatti al succitato contesto dei grandi concerti ha sempre avuto come conseguenza un ruolo a dir poco secondario dell’aspetto qualitativo, con tutti gli sforzi votati a compiacere un numero più alto possibile di persone. I Mew, invece, dimostrano che è possibile proporsi in questo ambito mettendo la qualità al centro del progetto, e allo stesso tempo realizzando canzoni assolutamente in grado dare la giusta carica anche a una grande folla. Come sempre, l’aspetto ritmico è fondamentale nella proposta dei Mew, con Silas e Johan che, ancora una volta, mostrano fantasia e una perfetta capacità di interagire tra loro, creando dei veri e propri ganci ritmici in grado di elevare il tono complessivo dei brani senza necessariamente spingere sull’acceleratore, ma facendo ogni volta quello che serve per dare la giusta concretezza. Jonas, da parte sua, è più libero e ispirato che mai dal punto di vista vocale e i suoi suoni sono brillanti e perfettamente a fuoco, con arrangiamenti perfetti, efficaci ed espressione di una forte personalità.

Velocità: varia ma mai troppo elevata.

Il testo: "We should have made it, I believe we failed it, and soon the world will to, we should have won it, shone it”", da ‘Nothingness And No Regrets’.

La dichiarazione: " ‘Visuals’ mi sembrava un titolo adatto, mi piace l’idea che ogni canzone abbia un aspetto visivo in qualche modo."

Il sito: Mewsite.com

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