Future Islands: 'The Far Field' (2017)
4AD

Voto: 7/10

Future Islands: 'The Far Field' (2017)

"Si attesta su buoni livelli, ma è anche troppo succube del capolavoro che lo ha preceduto"

di Giovanni Aragona

Genere: synth-pop/rock.

Protagonisti: Gerrit Welmers (tastiere, synth), William Cashion (basso, chitarre), Samuel T.Herring (testi, voce).

Segni particolari: quinto album per la band originaria di Baltimora. Dopo il successo di ’Singles’ (2014) arriva 'The Far Fields', titolo omaggio a Theodore Roethke, poeta statunitense esistenziale di metà anni ’50 (non un caso, vista l’attenzione alla qualità dei testi). Continua il sodalizio con la storica etichetta inglese 4AD.

Ingredienti: la struttura sulla quale si fonda questo lavoro è ormai quella assodata: lunghe note di bass-line appoggiate ad impianti sonori sintetici che strizzano l’occhio al pop commerciale. Le canzoni si dipanano su un sinfonismo sintetizzato, scuro e velato di pop, capace di non annoiare. L’album vive di un manierismo musicale omogeneo che non sorprende ma fidelizza.

Densità di qualità: i Future Islands di oggi, maturi e coscienti dei propri mezzi, decidono di optare per la saggia via che li porta a non rischiare. Dunque anche questo disco, pur essendo un lungo esercizio introspettivo, ha la solita capacità di farci muovere ma con una gran velatura di tristezza sempre dietro l’angolo. Tanti marchi di fabbrica: 'Aladdin’, 'Ran’, ’Ancient Water’, colme di pop melodico, sintetizzatori aperti, pulsazioni ritmiche già ascoltate e riascoltate nel loro recente passato: per tanti potrebbe esserne pregio, per altri un discutibile difetto. ’Cave’, invece, innesta un sound delle modulazioni differenti: pur accompagnato da una metrica al solito vorace, il cantato urlato sembra figlio di notturno degrado metropolitano; il tessuto sonoro è martellante e i rumori wave di contorno ai synth sono graffianti. Appetitosa ’Shadows’, che vede Debbie Herry, di anni 72, sovrastare la voce di Samuel in una buona ballad disco-punk. 'The Far Fields' è un album che si lascia ascoltare, che si attesta su buoni livelli, ma è anche troppo succube del capolavoro che lo ha preceduto. Sebbene siano stati sicuramente aggiunti interessanti elementi sonori, manca terribilmente l’'effetto sorpresa' che avremmo gradito.

Velocità: 45 godibili minuti consigliati per brevi tratti in treno, a scomparti vuoti.

Il testo: "But you keep me, you keep me I’ve been locked and you’re the key / You keep me, you keep me You keep me ’til I’m ready to be free", dal brano ’Ancient Water’.

La dichiarazione: Samuel T.Herring: "Non siamo cambiati, siamo sempre noi stessi, nel nuovo album troverete riferimenti passati e nuovi spunti."

Il sito: Future-islands.com

Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook