Slowdive: 'Slowdive' (2017)
Dead Oceans

Voto: 9/10

Slowdive: 'Slowdive' (2017)

"Nonostante l’età, Neil e i suoi danno una pista a tutti gli epigoni nati in questo lungo lasso di tempo"

di Michele Corrado

Genere: shoegaze , dream-pop, psichedelia.

Protagonisti: Neil Halstead (chitarra e voce), Rachel Goswell (chitarra e voce), Christian Savill (chitarra), Nick Chaplin (basso), Simon Scott (batteria).

Segni particolari: sono ormai tre anni che gli Slowdive girano nuovamente il mondo ammaliandone le platee con il loro sound incantato e fuori dal tempo, ma è oggi il giorno che tutti abbiamo aspettato sin dall’annuncio della fatidica reunion. Perché i pionieri dream-gaze di Reading furono chiari: "Se siamo tornati è per fare nuova musica". L’urgenza creativa dietro questo ritorno è ribadita anche dalla scelta di intitolare questo lavoro semplicemente 'Slowdive', proprio come l’EP del 1990, miccia del progetto di Neil e Rachel e di un culto sonoro che ancora oggi fa proseliti.

Ingredienti: come sempre, la musica degli Slowdive si muove su due livelli. Da una parte c’è la vera e propria realtà parallela che essa può aprire agli ascoltatori, un’esplorazione quadrimensionale del sogno, immersiva e stupefacente. Un luogo dell’anima sospeso in una soffice bruma dai colori ambrati, dove il presente e il ricordo non trovano distinzione, un limbo carico di sentimenti e segni, misterioso ma mai minaccioso. Dall’altra parte c’è la cura certosina dietro questo sound unico, eredità della passione di Neil Halstead per titani psichedelici come i Pink Floyd. La capacità di creare landscape mozzafiato intrecciando le chitarre e le loro scie di feedback, i synth guidati come da una bacchetta magica, gli scambi fantasmagorici tra la voce di Neil e quella di Rachel, la sezione ritmica delicata e inappuntabile. Una novità, se proprio bisogna ricercarne, è la maggiore esposizione delle chitarre, qui meno confuse al resto della pasta sonora che in passato.



Densità di qualità: sin dall’opening-track 'Slomo', la fa infatti da padrona e guida delle melodie principali una chitarra fluida e cristallina, che innaffia di luce i brani che attraversa, come il sole obliquo sulle onde un placido tramonto. Strano a dirsi, 'Star Roving' è condita da archi gioiosi alla ‘Viva La Vida’, ma è uno space rock sfavillante, con le chitarre che scintillano come scie di comete. Completamente affidata alla voce da sirena di Rachel, qui più debitrice a Elizabeth Frazer che mai, 'Don’t Know Why' ammalia con i suoi intrecci di chitarra dream pop. 'Everyone Knows' comincia come un omaggio ai tempi acustici dei Mojave 3, ma poi soffia un vento autunnale di riverberi capace di evocare ricordi lontani come stesse tirando caramelle fuori da un sacchetto. 'No Longer Making Time' e 'Go Get It' sono due anthem fatti e finiti. Il primo, più tradizionale, gioca a contrapporre la malinconia melodica della strofa a un ritornello fragoroso e coinvolgente, dove Neil senza scomporsi o sgolarsi troppo ti cava lacrime dagli occhi. Apice sperimentale del disco, il secondo ambienta in una cornice di sintetizzatori vibranti sovrapposizioni asimmetriche di wall of noise, ma serba un ritornello altrettanto travolgente. La chiosa, 'Falling Ashes', è un requiem per pianoforte ed elettronica lungo e minimale, che trova il suo climax grazie alla sperimentazione sugli sdoppiamenti delle voci. Non che gli Slowdive abbiano bisogno di influenze, ma sono possibili attenti ascolti dell’ultimo Radiohead. Ci sono voluti ventidue anni affinché la saga degli Slowdive acquistasse il suo quarto tassello, ma oggi possiamo urlare nelle sue nebulose di feedback che ne è valsa la pena e che, nonostante l’età, Neil e i suoi danno una pista a tutti gli epigoni nati in questo lungo lasso di tempo.

Velocità: 8 brani in 46 minuti.

Il testo: "Just a rollercoast', our love has never known the way", da 'Sugar For The Pill'.

La dichiarazione: "Quando ci siamo riuniti nel 2014 è stato con l’intenzione di scrivere nuove canzoni, ma ci sono voluti un sacco di show in giro per il mondo e tante false partenze prima di arrivare a quel punto", Neil Halstead.

Il sito: Slowdiveofficial.com


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