Gorillaz: 'Humanz' (2017)
Parlophone

Voto: 7/10

Gorillaz: 'Humanz' (2017)

"In questo LP si dà solo spazio alle grandi voci del rap e dell'hip-hop concentrandosi sull'eterogeneità"

di Massimo Scagliola

Genere: electro-pop, hip-hop.

Protagonisti: oltre a Murdoc, 2-D, Russel e Noodle, i quattro iconici personaggi digitali creati da Damon Albarn e Jamie Hewlett, nel disco si lascia spazio perlopiù a collaborazioni con alcune delle grandi voci nere del momento, tra cui Vincent Staples, Popcaan, De La Soul, Anthony Hamilton, Grace Jones, D.R.A.M., Benjamine Clementine e… Noel Gallagher.

Segni particolari: il tempo sembra volato, ma i Gorillaz hanno continuato a stuzzicare i fan sui social per più di 7 mesi con continui indizi su un possibile nuovo album. Si sapeva, la notizia era nell'aria, ma… per settimane nessun annuncio ufficiale. Almeno fino alla bomba improvvisa tanto attesa: la tracklist del quinto lavoro in studio, chiamato 'Humanz', ben diverso dal precedente 'The Fall', che era stato 'concepito' per strada con l'iPad di Damon.

Ingredienti: la sorpresa e la chiave di questo nuovo disco sono i collaboratori, ancora più numerosi rispetto al loro amato e acclamato sophomore: in passato sono sempre stati molto eterogenei (da Lou Reed a De La Soul), ma in questo LP si dà solo spazio alle grandi voci del rap e dell'hip-hop concentrandosi su qualche messaggio politico e, soprattutto, sull'eterogeneità. Sì, qui vince la diversità: ogni brano è diverso dall'altro, la voce di Albarn si mette da parte per dare spazio agli altri e creare un mix di elettronica, pop e hip-hop più orchestrale, con più cori e con un sound meno sintetico.



Densità di qualità: l'hype era davvero alle stelle per questo 'Humanz' e, diciamolo subito, al primo ascolto non si può rimanere delusi. Come già anticipato, la differenza tangibile tra un brano e l'altro può farlo apparire una compilation, ma per assurdo si potrebbe quasi classificarlo come un concept album, con un grande messaggio di critica sull'alienazione della società moderna, e uno rivolto agli ascoltatori: siamo umani, viviamo di emozioni, "dobbiamo vivere". Non il massimo dell'originalità, ma è un po' il filo continuativo che lega i vari pezzi di questo collage. La prima metà dell'LP sfreccia velocissima, con alcuni brani davvero incisivi: il singolo 'Saturnz Barz' è già storia con il suo bellissimo video a 360°, il riff di chitarra di 'Charger' rischia di diventare memorabile come quello di 'Every Planet We Reach Is Dead', 'Momentz' martella deliziosamente le orecchie per quasi 3 minuti per poi trasformarsi in un'altra canzone gli ultimi secondi… è davvero un piacere ascoltare e riascoltare alcuni pezzi per scoprire le sfumature dei synth, del basso e dei magnifici cori. Altri brani, però, paiono più abbozzati sia a livello di composizione che di arrangiamenti: 'Sex Murder Party' e 'She's My Collar' sono davvero piatte, nonostante cerchino di diversificarsi un po' nei finali. Notevole inoltre il contrasto tra le ultime 'Hallelujah Money' e 'We Got The Power', una molto cupa e quasi triste, invece l'altra che grida il messaggio citato prima con tutte le forze. La versione a doppio disco aggiunge altri 6 tracce, ma a parte qualche eccezione fuori dagli schemi ('Circle Of Friendz', cantata a cappella) non si segnala nulla di eccezionale.

Velocità: quasi sempre martellante, 20 tracce per 50 minuti nella versione standard (compresi i tanti, brevissimi, intermezzi).

Il testo: "Heard the world is ending soon / I assumed that they told ya / They tryna dinosaur us / So now it's time to go up", da 'Ascension'.

La dichiarazione: la "chitarrista" Noodle spiega il senso del disco (e della 'z' nel titolo) : "La nostra idea è che la specie umana al momento è in una fase di transizione. Sta diventando qualcosa di più complesso, più digitale. E sta accadendo velocemente. Così 'Humanz' scritto con la z è come una fotografia di tutto ciò, una selfie della razza umana che diventa qualcos'altro.".

Il sito: Gorillaz.com


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