Black Angels: 'Death Song' (2017)
Partisan

Voto: 8/10

Black Angels: 'Death Song' (2017)

"Un disco che mesce tutta l’esperienza accumulata componendo un affresco allucinogeno"

di Michele Corrado

Genere: psychedelic-rock all‘americana, duro e puro.

Protagonisti: Christian Bland (chitarra e seconda voce), Alex Maas (voce e, all’accorrenza, basso e sitar), Stephanie Bailey (batteria e percussioni assortite), Nate Ryan (basso), Kyle Hunt (sintetizzatori e tastierine varie).

Segni particolari: in poco più di dieci anni e, con questo 'Death Song', cinque dischi il culto psych-rock dei Black Angel si è guadagnato un seguito fedele e crescente che ne ha fatto, in tutta probabilità, la band psichedelica di nuova generazione più rilevante del pianeta. Il titolo va di certo diviso con i Brian Jonestown Massacre e con i Black Mountain, ma i Black Angels, fedeli come sono diventati agli insegnamenti dei maestri psichedelici della loro Austin, del trittico rappresentano la parte più tradizionale.

Ingredienti: sin dall’iniziale 'Currency', 'Death Song' è una parata di riff blues vertiginosi e circolari, burrascosi vortici in cui annegare la mente. La sezione ritmica cangiante ingarbuglia le geometrie delle canzoni facendone dei labirinti prog ancora più irrisolvibili. Anche la velocità e l’andamento dei brani sono piuttosto mutevoli, si va da marzialità stoner a liquidissime ballate al ralenti. Di questa ultima categoria fanno parte le canzoni più toccanti del disco, 'Half Believing' e la funerea 'Estimate'. La voce di Alex Maas, sempre stagliata un gradino sopra al marasma musicale, è quella di uno sciamano che si presenta, portatore di cattivissimi presagi, ai suoi devoti in trance ipnotica. I suoi messaggi mescolano esoterismo e politica, condannano il sistema capitalistico ('Currency'), recitano la parte dei nativi d’America ('Comanche Moon') e così via.



Densità di qualità: il percorso dei Black Angels è sempre sembrato non seguire una traiettoria ben precisa, ogni suo capitolo ha esplorato un particolare anfratto del mondo della psychedelia. Il primo, miliare, 'Passover' era sghembo, rumorista e ipnotico, 'Phosphene Dream' totalmente devoto ai Beatles, 'Indigo Meadow' fieramente garage. Questa loro non traiettoria acquista però senso oggi, con un disco che mesce tutta l’esperienza accumulata componendo un affresco allucinogeno munito di tentacoli disparati, ognuno pronto ad avvinghiare l’ascoltatore sulle sue corde e risucchiarlo in un mondo psichedelico coeso e sfaccettato.

Velocità: quasi 50 minuti.

Il testo: " I will die for things that mean so much to me/If you take them, you better watch out", da 'Half Believing'.

La dichiarazione: "Mi piace tantissimo scoprire nuove band, ma mi piace ancora di più scoprire nuove band degli anni 60". Christian Bland

Il sito: Theblackangels.com


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