L'ITALIANO DEL MESE: Clustersun, 'Surfacing To Breathe' (2017)
Seahorse

Voto: 8/10

L'ITALIANO DEL MESE: Clustersun, 'Surfacing To Breathe' (2017)

"L’opera imponente di una band in crescita ed in piena coscienza dei propri mezzi"

di Michele Corrado

Genere: shoegaze, darkwave.

Protagonisti: Marco Chisari (voce e basso), Mario Lo Faro (chitarra), Piergiorgio Campione (tastiere e cori), Andrea Conti (batteria).

Segni particolari: sono catanesi questi quattro shoegazers, ma sin dai suoi albori la loro musica è stata pensata una dimensione internazionale. Poco dopo la formazione risalente al 2013, il singolo ‘Be Vegetal’, un cupo mastodonte avvolto dai feedback, suscitò subito l’attenzione della label americana Custom Made Music, che lo inserì in una compila di genere garantendone la diffusione radiofonica presso le università americane. Nel 2014 sarebbe arrivato, via Seahorse, il primo disco 'Out Of Your Ego'. Accolto benissimo dalla stampa specializzata, il lavoro vide il suo brano ‘Hipgnosis’ venire inserito da Joe Foster della Creation nella compilation ‘The Shoegaze Revival’. Tra l’esordio e questo sophomore, i Clustersun hanno registrato cover destinate a dischi tributo di Slowdive e Echo And The Bunnymen; due band chiaramente cruciali per la formazione dei siciliani.

Ingredienti: difatti, così come le coltri di feedback non ingannano e svelano sin dal primo ascolto il retaggio shoegaze dei Clustersun, è subito altrettanto evidente una soffocante cupezza che rimanda al post-punk più nero. Una miscela che trova precedenti in alcuni dei mantra mortali degli Have A Nice Life.



Densità di qualità: le iniziali 'Raw Nerve' e 'Antagonize Me' rendono subito l’atmosfera opprimente, la batteria pesta marziale e i riverberi di chitarra si avviluppano come spire di un tunnel cieco. Le parole, inizialmente riconoscibili, vengono via via schiacciate, strozzate, sfilacciate e disperse nel buio. Il primo brano in cui è possibile intravedere della luce, ovviamente lunare, è 'Lonely Moon'; uno shoegaze più tradizionale infestato da fantasmi di disperazione e speranza. 'The Whirling Derwish' è il brano che fa fare ai Clustersun un ulteriore passo in avanti. Partendo da un rugginoso arpeggio speziato di mediorente e maledizione, vengono aggiunti gli ingredienti piò disparati: una pioggerella di sinth vagamente prog, drammatiche melodie per pianoforte, vibranti venature elettroniche. Una miriade di sensazioni contrastanti destinate ad agitarsi fino a girare all’impazzata in un tornado insieme armonioso e minaccioso. In 'Don’t Let The Weight Of Your Soul Drag You Down' il drumming spietato di Andrea Conti si dà una calmata e lascia che le chitarre attraversino wormhole neri come la pece. Ogni ascolto di 'Surfacing To Breathe' rivela nuovi dettagli, si tratta difatti di un lavoro estremamente strutturato, ma sin dal primo si rivela l’opera imponente di una band in crescita ed in piena coscienza dei propri mezzi. La scena indipendente italiana non è mai stata terreno accogliente per suoni come quello dei Clustersun, ma se una scena shoegaze nostrana fosse mai destinata ad affermarsi questi catanesi ne sarebbero di certo rinomati alfieri, a fianco di nomi come Soviet Soviet, Be Forest e Klimt 1918.

Velocità: sostenuta.

Il testo: "Close to your secrets, I started spinning /‘Til I was conscious of my sight/All of a sudden, without a reason/My feet were free from solid ground ", da 'The Whirling Derwish'.

La dichiarazione: "Ci faremmo asportare organi vitali pur di poter suonare 15 secondi con Rachel Goswell degli Slowdive".

Il sito: Clustersun.bandcamp.com


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