Beth Ditto: 'Fake Sugar' (2017)
Virgin

Voto: 7/10

Beth Ditto: 'Fake Sugar' (2017)

"Un disco piacevole, capace di mescolare suoni e colori in modo piuttosto accattivante"

di Riccardo Cavrioli

Genere: indie-pop, blues-pop.

Protagonisti: il nome di Beth Ditto è ovviamente legato a quello dei Gossip, che ha guidato per 5 album e in innumerevoli tour.

Segni particolari: i Gossip sono fermi dal 2012 (e definitivamente sciolti ormai, come confermato dalla cantante nel 2016), ma la nostra Beth già nel 2011 si era avventurata in una sua uscita solista, con l'EP omonimo. Ora, dopo lunga attesa arriva l'esordio sulla lunga distanza.

Ingredienti: siamo un bel po' lontani dai territori dance-punk-rock dei Gossip, ma sicuramente il disco conferma quanto si è sempre saputo sulla bontà della voce di Beth Ditto, dagli esordi accostata spesso a termini come "soul" e "gospel". Una donna (36 anni) che nella sua carriera ha saputo guardare al passato nel look (copiava le pettinature di Patty Duke, Priscilla Presley e Mary Tyler Moore) così come nel sound, ma con la forza di aggiornalo e plasmarlo alla sua forte personalità. I Gossip restano nel suo passato, un magnifico ricordo (lei stessa ha sempre parole d'affetto per la band) ma ora è tempo di guardare oltre, in un disco che prende spirito da tanti spunti: uno spirito blues-rock sudista, Blondie, gli anni '70 che entrano negli '80, pulsioni più ballabili e una necessità di mostrarsi più vulnerabile e a tratti anche più intima rispetto a quanto fatto vedere con i Gossip, proprio per dare un valore alla parola scritta prima, soul. La somma delle parti funziona.



Densità di qualità: è un disco piacevole quello dell'ex cantante dei Gossip, capace di mescolare suoni e colori in modo piuttosto accattivante, lavorando bene sulle melodie e sulla proposta musicale che cambia spesso coordinate, ma che avrebbe tutte le capacità e le qualità per guardare ai piani alti delle classifiche "classiche" (e battersela con gente come Adele, tanto per capirsi) più che a quelle indie, visto il taglio comunque piuttosto radiofonico di tutta la proposta. Produzione impeccabile, che valorizza la ritmica (la title track che pare uscire proprio dagli ascolti continui dell'amato 'Graceland' di Paul Simon o l'incalzante elettro-rock sporco di 'Fire'), così come il lato più da stadio, alla U2 ('We Could Run'), l'andamento più rock ('Oo La La') e l'aspetto più romantico ('Love In Real Life'). Non lavora tanto sull'impatto la nostra Beth (tranne forse nello stomp di 'Go Baby Go' in cui lo spirito di Debbie Harry fa capolino come non mai), ma si diverte a tracciare ed evidenziare anche le sue sfumature (da questo punto di vista 'In And Out' è davvero emblematica), mentre il collante a tutto è la sua magnifica e versatile voce, dolce quando serve ma anche favolosamente scintillante all'occorrenza. Sarebbe stato un disco da 8 in pagella se, nella parte finale, non subentrasse una scrittura un po' troppo ordinaria e senza grossi sussulti, a differenza di quanto, invece, troviamo in precedenza. Poco male, il giudizio resta assolutamente positivo.

Velocità: un disco dal ritmo decisamente variegato.

Il testo: "Get up up-up-up-up-up-up / If you want my, want my, want my, love / Get up up-up-up-up-up-up / If you want my, want my, love ", niente di troppo complicato dal brano ’Fire’.

La dichiarazione: Beth Ditto ha una sua definizione perfetta per descriversi e ne va molto fiera:”Sono grossa. Sono grossa e grassa, ed è quello che sono, e quindi è OK!”.

Il sito: Bethditto.com


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