Jay Som: 'Everybody Works' (2017)
Concord

Voto: 8/10

Jay Som: 'Everybody Works' (2017)

"Avevamo bisogno di questo album, avevamo bisogno di tuffarci in questa purezza"

di Giovanni Aragona

Genere: experimental pop, lo-fi, indie-rock.

Protagonisti: Melina Duterte in arte Jay Som, 22 enne californiana, filippina di origine, ha iniziato a suonare e comporre da bambina. In questo disco suona chitarre, sintetizza, campiona.

Segni particolari: l'album segue il casalingo esordio ’Turn Into’ dell’estate 2016, quasi nato per gioco; oggi tante cose sono cambiate: abituata a scrivere, registrare e produrre in proprio, è legittimamente entrata nel circuito musicale con un’etichetta, la seminale indie Polyvinyl, totalmente a supporto del suo talento.

Ingredienti: un matrimonio celebrato in una stanzetta senza testimoni, tra l’analogico e il digitale. Da una parte chitarre che graffiano in pieno stile garage, dall’altra basi e synth che conducono dritti alle porte di pop sperimentale. Gli ospiti di questo intimo matrimonio contribuiscono al tutto spaziando nei regali: dal lo-fi scanzonato jingle-jangle, alla rete articolata di vocalismi a tratti disincantati che fanno muovere il corpo.

Densità di qualità: se nel recente passato Jay aveva realizzato tutto il suo materiale nella sua cameretta, oggi la sua cameretta si è trasformata in un comodissimo salotto. In questo ampio salotto si trova di tutto: dal fuzzy/power-pop, al garage, passando per un vellutato dream-pop; se poi il tutto è supportato da una grande capacità di suonare (non scontato nei musicisti odierni) molti strumenti, allora diciamo con grande onestà, che vi ci accomodiamo con piacere. I codici sulla quale si assesta questo lavoro sono ben dosati, ed accompagnati da testi che ancora hanno quel melanconico ed adolescenziale profumo di purezza. Timbro, altezza, struttura degli accordi, tutto perfettamente in asincrono come nella bellissima ’Baybee’, o nella sincopata ’The Bus Song’, una cortese ballata che sprofonda in un vortice che ha la vibrazione del collasso emotivo. Jay Som dimostra di saperci fare anche in scorribande volutamente meno fuzzy e scontate come nella grintosa ’1 Billion Dogs’ che vive di un piacevolissimo complesso garage con un basso cavernosissimo e una voce pulita da litri di latte. Di questa validissima artista colpisce un aspetto su tutti: mescola abilmente e con una semplicità da veterana, la semplicità melodica ed elegante ai cambiamenti più acrobatici dell’umore, con dei contrasti sonori come nell’ibrida e bellissima ’Everybody Works’. Avevamo bisogno di questo album, avevamo bisogno di quest’artista, avevamo bisogno di tuffarci in questa purezza. Per Nietzsche la maturità dell’uomo significava aver ritrovato la serietà che da fanciulli si metteva nei giochi. In questo gioco, magistralmente congegnato da Jay Som, ne siamo totalmente immersi.

Velocità: 10 brani in 35 minuti da ascoltare preferibilmente distesi al parco in buona compagnia.

Il testo: i testi sono gentili, pregni di semplicità e narrano incomprensioni, rapporti inclinati, sentimenti non corrisposti, come nella title-track ’Everybody Works’: “I'm a good kid / I swear I don't lie / I'll get a job / Turn into one lovely guy / Hey there rock star / Oh do you have the time? / Did you pay your way through / The right place, the right time?

La dichiarazione >Melina Duterte: "Con il mio lavoro nulla è cambiato, ho lo stesso approccio che avevo due anni fa. L'unica cosa che oggi è cambiata? Qualcuno mi riconosce per strada."

Il sito: Jaysommusic.com


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