Kevin Morby: 'City Music' (2017)
Dead Oceans

Voto: 8/10

Kevin Morby: 'City Music' (2017)

"Un disco destinato a rimanere a lungo, poiché le sue canzoni hanno una qualità senza tempo"

di Antonio Paolo Zucchelli

Segni particolari: registrato tra il 2015 e il 2016 al Cottage Grove in Oregon e al Panoramic Studio di Stinson Beach, California, ‘City Music’ è il quarto LP solista per l’ex bassista dei Woods e frontman dei Babies e arriva ad appena un anno di distanza dal precedente, ‘Singing Saw’.

Ingredienti: la press-release ci spiega come la città contenuta nel titolo ‘City Music’ possa essere in realtà tante differenti città, ma in realtà, come Morby ha ammesso in qualche recente intervista, è soprattutto New York City, il luogo dove ha vissuto negli anni della sua crescita professionale e come uomo, vale a dire il periodo in cui era il bassista dei Woods. Come possiamo sentire in questo LP non è solo la band di Jeremy Earl a essere un’influenza per lui, ma molta della musica passata da o per la Grande Mela negli ultimi 40 o 50 anni: ci possono essere i Velvet Underground di Lou Reed oppure si può trovare Patti Smith, ma anche i Ramones (citati direttamente in ‘1234’ dall’atmosfera punky) o i Television di ‘Marquee Moon’.



Densità di qualità: sebbene la malinconia e la nostalgia non manchino in alcuni punti, niente risulta però fuori tempo, anzi ciò che colpisce di questo disco è proprio la capacità di saper trasportare certi suoni in una chiave moderna, aggiungendo ovviamente una personalità che, non lo possiamo negare, è evidente e un talento notevole, come dimostrano perfettamente e con una classe che non abbiamo paura a definire eccellente, i due brani più lunghi del disco (entrambi della durata di oltre 6’), la title-track ‘City Music’ e ‘Night Time’, che contengono citazioni di Lou Reed. E se poi vogliamo trovare attimi ancora più malinconici, ecco l’atmosfera notturna di ‘Dry Your Eyes’, in cui l’ottima voce di Morby prende il primo piano rispetto alla strumentazione leggera ed è accompagnata da alcuni cori che sembrano avere un sapore gospel. Se probabilmente anche chi conosce la sua versione originale, targata Germs e datata 1980, difficilmente avrebbe pensato che ‘Caught In My Eye’ si trattasse di una cover, vista la nuova linfa vitale che il musicista statunitense ha saputo darle, una delle cose che più ci riescono a emozionare di questa quarta fatica solista è la poesia contenuta nella conclusiva ‘Downtown’s Lights’, una perla leggera, ma piena di sentimenti e di delicatezza. Con questo ‘City Music’ Morby ha creato un disco destinato a rimanere a lungo, poiché le sue canzoni hanno una qualità senza tempo: sarà molto interessante scoprire quali vie vorrà percorrere per il suo prossimo lavoro.


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