Flowers Must Die : 'Kompost' (2017)
Rocket

Voto: 8/10

Flowers Must Die : 'Kompost' (2017)

“Una band straordinaria, capace di adottare soluzioni difficilissime con una facilità impressionante”

di Michele Corrado

Segni particolari: 'Kompost' è il settimo disco (contando anche tutte le autoproduzoni) del collettivo psichedelico svedese Flowers Must Die, nonché il loro primo lavoro non intitolato con il nome della band.

Ingredienti: partendo da un miscuglio ipnotico di ritmi sincopati (marcati da una passione inestinguibile per il motorik) e tribali (non distanti dalle ossessioni ancestrali dei conterranei Goat), 'Kompost' è una celebrazione psichedelica totale che attraversa realtà musicali disparate e persino contrastanti, dallo space rock al kraut dei Can, dai Velvet Underground a pulsazioni dance.



Densità di qualità: quando ‘Källa till ovisshet’ inizia, le lunghe, vibranti note di tastiera spaziale, unite alla batteria in rincorsa, danno l’impressione di stare assistendo all’accensione dei motori di un’astronave. I successivi otto brani svelano quanto la rotta di questa astronave sia imprevedibile ed arzigogolata. ‘Hit’ è una marcia conturbante e stordente che disperde vocalizzi femminili e spunti di sassofono negli errori di trasmissione dei Silver Apples. ‘After Gong’ è ancora più sincopata e, se possibile, acida. Basata su un giro di basso che ti si incunea nella spina dorsale e ne assume il controllo, è insieme piece free jazz e canzone rock. ‘Why’ sposta le coordinate del viaggio verso lande desertiche. Fa un caldo da morire, l’elettronica gracchiante frammenta canti di odalische e linee di flauto arabesche e quando sei sul punto di mancare ecco arrivare, come un miraggio, Lou Reed. Il pezzo più divertente è invece ‘Don’t Leave Me Now’, che, anche con un po’ di ruffianeria, fa flirtare questo calderone psichedelico con la disco music. Con tanto di coretto femminile ammiccante che ne recita il titolo e assolo di sax finale. Meno originali e bizzarri, tutti gli altri pezzi fanno comunque il loro dovere psichedelico e, minuto per minuto, confermano le grandi doti tecniche di una band straordinaria, capace di adottare soluzioni difficilissime con una facilità impressionante. Molto probabilmente 'Kompost' diventerà un piccolo classico contemporaneo per freakkettoni consumatori compulsivi di musica psichedelica, ed è un peccato, perché meriterebbe di arrivare a molte più orecchie.


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