Stellarscope: 'Standing In The Shadow Of Your Ghost' (2017)
Patetico

Voto: 7/10

Stellarscope: 'Standing In The Shadow Of Your Ghost' (2017)

"La capacità di coinvolgerci e catturarci con la loro oscurità è innegabile"

di Riccardo Cavrioli

Segni particolari: lunghissima la sequenza di album e produzioni di questa band americana da metà degli anni '90, che non è mai emersa dal sottobosco underground di Philadelphia, ma che non ha mai nemmeno smesso di dispensare i suoi suoni claustrofobici e pregnanti.

Ingredienti: rabbia, disperazione, solitudine e disillusione. I temi che spesso Tom Lugo porta nella sua musica sono questi e per musicarli non risparmia il feedback e le distorsioni. E' un viaggio malato e oscuro in vie già battute da eroi come Joy Division, J&MC o A Place To Bury Strangers, in cui non c'è, volutamente, la massima cura alla forma e al suono pulito, perché quello che interessa di più è suscitare emozioni e trascinarci nel suo vortice.



Densità di qualità: la voce, fredda e senza variazioni di Tom Lugo e la batteria spietata di Bob Forman, ecco i due punti cardine su cui si basa questo disco, oltre ovviamente a un sound che mescola sapientemente post-punk (e la scuola punk del cantante emerge prepotente, almeno nella sua estetica) e deragliante psichedelia imbevuta di shoegaze. Non c'è luce in un disco simile, solo tenebre e chitarre distorte che infieriscono contro di noi, come se fossimo davanti a un "neo-realismo" in musica. Verga diceva che gli umili sarebbero rimasti tali, che non c'era redenzione o miglioramento e così è quello che emerge dalle parole e dalla musica di Tom Lugo, mentre la claustrofobia ci fa mancare il respiro: il mondo ci schiaccia e ci fa abbassare la testa e la schiena. Un brano come 'No Reason Why' è biglietto da visita che vale più di mille parole. Una batteria che sembra grandine che ci cade addosso e chitarre che disegnano trame visionarie, malinconiche, profonde e ricche di struggimento melodico. Se 'All For You' segue i dettami della migliore tradizione shoegaze degli anni '90, ci sono dei brani che si mescolano furiosamente con l'indie-rock, creando un connubio esplosivo e carico come in 'Capsized', passando per le visioni quasi Spiritualized in acido di 'Falling'. Menzione d'onore per un brano come 'Only Strangers Now' che non lascia letteralmente scampo con quella pulsione ritmica devastante: i Joy Division in una spietata versione cavernosa e primitiva, che ne accentua il muro di suono e ne alza i livelli di psichedelia sonica. Non hanno mai cercato una particolare originalità gli Stellarscope, nemmeno questa volta, ma la capacità di coinvolgerci e catturarci con la loro oscurità è innegabile.


Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook