Waxahatchee: 'Out Of The Storm' (2017)
Merge

Voto: 8/10

Waxahatchee: 'Out Of The Storm' (2017)

"Una ragazza matura di 28 anni, che sta cercando ancora una volta di evolversi e di reinventarsi"

di Antonio Paolo Zucchelli

Segni particolari: a distanza di un paio d’anni dal precedente, ‘Ivy Tripp’, Waxahatchee ritorna con il suo quarto LP, dove è accompagnata da una band tutta al femminile, che comprende anche la sua gemella Allison. Prodotto da un nome molto importante come John Agnello (Dinosaur Jr., Sonic Youth, Kurt Vile), il disco è stato registrato per la maggior parte live.

Ingredienti: se in ‘Ivy Tripp’ Katie aveva aggiunto al suo sound interessanti tocchi elettronici, in ‘Out In The Storm’ la ragazza nativa dell’Alabama ha preferito tornare a qualcosa di più crudo e meno ornato rispetto al passato: grazie anche all’aiuto dell’esperto produttore John Agnello, la Crutchfield riesce a proporre un indie-rock semplice ma ed efficace, spesso supportato da riff potenti e da una batteria fragorosa, come possiamo intuire già dall’iniziale ‘Never Been Wrong’. In altri momenti, invece, la vediamo meno rumorosa e più intima e meditativa e ci tornano in mente alcuni richiami al suo primo lavoro.



Densità di qualità: una ragazza matura di 28 anni, che sta cercando ancora una volta di evolversi e di reinventarsi: Katie è giunta alla quarta parte della sua avventura come Waxahatchee e qui, insieme alla sua band, cerca di andare oltre a quella vecchia relazione sentimentale, che è ormai terminata, ma la usa come scusa per studiare la sua condizione umana. C’è il calore, la luce e ci sono i colori nella sua musica, ma allo stesso tempo la Crutchfield sa anche riflettere e sa raccontare le sue storie. Le melodie, invece, non mancano mai, accompagnate da una buona sensibilità pop e da chitarre fuzzy (‘Never Been Wrong’, ‘Hear You’), ma, secondo chi scrive, i momenti di questa nuova fatica che più convincono sono quelli più calmi: ci basta prendere ‘Recite Remorse’, dove la musicista di stanza a Philadelphia sembra voler confessare la sua storia a chi la sta ascoltando. Lo fa con un’incredibile sensazione di dolcezza e con una voce pacata e gentile, ma mai troppo scontata, supportata da una struttura strumentale minimale. E sono proprio i vocals di Katie uno dei punti di forza di questo ‘Out In The Storm’, perché sono quelli che sanno meglio descrivere i sentimenti che cerca di esprimere e con cui l’ascoltatore può entrare immediatamente in contatto. La Crutchfield, infatti, si mostra vulnerabile e sa ammettere le sue colpe e i suoi errori, senza cercare di nasconderli, ma vuole anche capire cosa è successo: è probabilmente questo, insieme all’intimità presente in alcune delle sue canzoni (basti citare ‘A Little More’, la più corta, ma anche una delle migliori di questo disco), che la rende più vicina ai fan. Waxahatchee si dimostra in ottima forma: la sua onestà, la sua capacità di raccontare le emozioni e le sensazioni e quella sua voglia di essere ascoltata e capita fanno sì che ‘Out In The Storm’ diventi un altro capitolo speciale.


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