Alex G: 'Rocket' (2017)
Domino

Voto: 6/10

Alex G: 'Rocket' (2017)

"Un album di piacevole ascolto, ma troppo frammentario e dispersivo per sopravvivere ad un giudizio critico"

di Tommaso Benelli

Segni particolari: Alex Giannascoli (classe 1993) ha recentemente arricchito il suo moniker del nome ‘Sandy’, opportunamente posto tra parentesi per non confondere i vecchi seguaci. Si tratta complessivamente del settimo album in carriera (secondo per Domino) per un musicista affermatosi grazie ad una serie di lavori homemade caricati su Bandcamp, piattaforma online che ha aiutato ad affermarsi, tra gli altri, nomi importanti come Car Seat Headrest e Ricky Eat Acid.

Ingredienti: ’Rocket’ è praticamente un saggio di citazionismo: si va dal folk timido e accogliente dei Microphones (in ’Poison Root’ e ’Big Fish’) al country-rock di certi Pavement (’Pround’), fino alla selvaggia psichedelia degli Animal Collective (’Horse’) e al noise-rock dei Lightning Bolt (’Brick’); e ancora, Sufjan Stevens (’Bobby’), i Weezer (’Judge’) e l’ovvio Elliott Smith (’Powerful Man’). Dove non cita, Alex G si adagia su un canonico e dolceamaro folk-pop, arricchito con banjo e violini ed evocativo sia di sterminati e malinconici paesaggi naturali, che, al contempo, di quella cameretta umida e solitaria che per anni è stato il luogo d’ispirazione e di gestazione per la sua musica.




Densità di qualità: il settimo album di Giannascoli è un’opera estremamente variegata. Il desiderio di sperimentare è totalizzante e una canzone come ’Witch’, che passa dal dream-pop di stampo Beach House ad un rock jazzato memore addirittura dei Doors, è forse il più lampante esempio di questa tendenza. La smania sperimentale è però eccessiva e a risentirne è la solidità del lavoro: ’Rocket’ è un album di piacevole ascolto, ma troppo frammentario e dispersivo per sopravvivere ad un giudizio critico. Non c’è ragione per la quale un brano ruvido come ’Brick’ e un divertissment jazz-soul come la conclusiva ’Guilty’ debbano coesistere con le dolci melodie della maggior parte dei restanti brani. In alcuni frangenti, sembra quasi che Alex G sia più interessato a sbandierarci in faccia il suo eclettismo, piuttosto che a comporre una solida e valida opera artistica. In sostanza, ’Rocket’ sembra più un lavoro di un mestierante che di un vero artista; eppure, pezzi del calibro di ’Proud’, ’Bobby’ e soprattutto ’Sportstar’ sono canzoni splendide, che ci presentano un musicista dal cristallino talento pop. La verità, forse, è che (Sandy) Alex G non possiede ancora la maturità necessaria per poter indirizzare e sfruttare al meglio la sua indubbia capacità compositiva. 


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