Broken Social Scene: 'Hug Of Thunder' (2017)
Arts & Crafts

Voto: 8/10

Broken Social Scene: 'Hug Of Thunder' (2017)

"Combina alta qualità e inventiva musicale a impegno caparbio e devozione ad una causa"

di Michele Corrado

Segni particolari: formati nel 1999 da Kevin Drew (già metà dei KC Accidental) e Brendan Canning, i Broken Social Scene da Toronto sarebbero presto diventati un nucleo molto più esteso. Ne avrebbero fatto parte, ad esempio, l’altrà metà dei KC Accidental, Charles Spearin, e Leslie Feist, oggi meglio nota come Feist e basta. Li avrebbe peraltro sempre contraddistinti una grande apertura a collaborazioni con qualsivoglia artista della scena di Toronto, caratteristica questa che li ha sempre resi molto più che una semplice band, ma piuttosto un collettivo fortemente versatile ed evolutivo: la leggenda vuole che nel 2005 i BSS contassero più di 18 membri. Insomma, i compatrioti Arcade Fire devono pur aver preso da qualcuno. Forte di una coralità e di un’elettricità che hanno fatto la storia del rock indipendente made in Canada, 'You Forgot It In People' del 2002 è il loro capolavoro.

Ingredienti: diversi membri del collettivo hanno ammesso che, non fossero arrivati gli attentati di Parigi di due anni fa, la lunga pausa dall'ultimo lavoro ('Forgiveness Rock Record' del 2010) sarebbe durata molto più a lungo. Invettive politiche e spirito comunitario sono sempre stati al centro della musica dei BSS, ma, difatti, questa volta i testi e la carica rivoluzionaria delle intonazioni rivelano un’urgenza sociale ancora più profonda. Il titolo del disco svela invece il suo senso in una musica insieme avvolgente ed elettrica, una specie di bolla caricata ad alta tensione. Le melodie e le scorribande post-rock sono guidate dalle chitarre, ma sono frequenti arrangiamenti più ricchi, non solo in termini degli strumenti utilizzati, ma anche dei generi cui guardano. 'Stay Happy' rivela interessi jazzy, il folk e l’elettronica latente sono ormai un marchio di fabbrica.



Densità di qualità: chi vi scrive è pronto a giurarvi che questo 'Hug Of Thunder', si nuove sui livelli del succitato masterpiece del 2002. Il quinto lavoro dei torontiani dura ben 52 minuti, divisi quasi equamente, con la title-track a fare da spartiacque, in una prima parte innodica e travolgente e una seconda più riflessiva ed atmosferica. Fanno parte della prima tre bombe come 'Halfway Home', 'Protest Song' e 'Vanity Pail Kids'. Anche solo uno di questi tre fulmini guitar-guided, fosse stato proposto da una band debuttante, l’avrebbe investita del titolo di best new thing globale. Della seconda parte, anche volendo, risulta difficilissimo scegliere la propria ballad preferita. Voi sceglierete la dolcezza semplice e schietta di 'Please Take Me With You' o i bagliori accecanti di 'Gonna Get Better'? Oggi giorno è difficilissimo trovare un disco dalla durata di oltre 45 minuti capace di tenere alta l’attenzione tutto il tempo, così come è difficile trovarne uno che combini alta qualità e inventiva musicale a impegno caparbio e devozione ad una causa. 'Hug Of Thunder' è tutte e due le cose.


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