Manchester Orchestra: 'A Black Mile To The Surface' (2017)
Loma Vista

Voto: 8/10

Manchester Orchestra: 'A Black Mile To The Surface' (2017)

"La capacità della band di catturare completamente l'attenzione di chi ascolta non viene mai meno"

di Riccardo Cavrioli

Segni particolari: quinto album per la formazione di Atlanta guidata da Andy Hull. L'anno scorso lui e il chitarrista Robert McDowell si sono cimentati nella colonna sonora di 'Swiss Army Man', film con Daniel Radcliffe, che si è dimostrato letteralmente incantato dai brani composti dal duo.

Ingredienti: i Manchester Orchestra sono sempre stati una band vitale e capace di andare oltre alle etichette che si è ritrovata addosso, alt-rock o emo che fossero. Ora, la magia sprigionata da questo disco trova la sua forza in un percorso evocativo e intenso, che passa sopratutto da suggestioni indie-folk e dalla cosiddetta "americana" più che da visioni post-rock-hardcore, presenti certo ma non preponderanti. Ci si aspettava da loro armonizzazioni rumorose, catarsi soniche pronte ad esplodere? Bene abbiamo invece una tensione costante che, a tratti, trova sfoghi melodici e sonici, ma che per lo più resta onnipresente: una superficie acquatica perennemente increspata, vibrante e scura e proprio per questo, ipnotica.



Densità di qualità: una bellezza oscura, pulsante e quasi commovente. Una di quelle bellezze che incantano e affascinano e verso le quali ci sentiamo attratti e forse anche un po' spaventati. Ci troviamo davanti canzoni superbe dal punto di vista emozionale, sia che ad essere predominanti siano le voci (quasi gospel nel finale di 'The Maze'), sia che predomini l'aspetto più scarno, spoglio e spartano ('The Parts'), sia che la ritmica e la chitarra alzino i giri in un frammento quasi alla Pixies come 'Lead, SD'. La vitalità del songwriting fa si che tutto questo sappia anche concentrarsi anche in un brano solo, ad esempio nell'evocativa e drammatica 'The Wolf'. Mentre nei testi simbolismi, storie suggestive di figli abbandonati, viaggi e rapporti umani si susseguono, la capacità della band di catturare completamente l'attenzione di chi ascolta non viene mai meno, proprio per un equilibrio sonoro magnifico e cristallino, forse mai così perfetto nella band, che crea paesaggi sonori diversi e tutt'altro che statici, eppure sempre magnificamente legati dalla forte sensibilità che Hull trasmette ad ogni sua composizione. Menzione d'onore per una perla come 'The Alien' che pare un suggestivo incontro tra Radiohead (quelli più intimisti di alcuni passaggi di 'The Bends'), Sufjan Stevens e Fleet Foxes, da pelle d'oca.


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