Foxygen: 'Hang' (2017)
Jagjaguwar

Voto: 5/10

Foxygen: 'Hang' (2017)

"A conti fatti, dietro quella patina traboccante di fiati e archi cosa ci troviamo? Un po' poco"

di Riccardo Cavrioli

Segni particolari: nuovo album per i due ragazzi della California, Jonathan Rado e Sam France. In questo disco, oltre alle collaborazioni con Lemon Twigs e Steven Drozd dei Flaming Lips, c'è pure una corposa orchestra di 40 elementi.

Ingredienti: quintalate di anni '70, soft-rock, easy listening e orchestrazioni degne di Broadway, in bilico tra ironia, prolissità barocca e spocchiosità glam.



Densità di qualità: giusto per andare subito al sodo, questo disco non decolla. Diverte, fa sorridere, ci fa perdere in un bel mare di citazioni e ci stordisce con questo glam iper-barocco e teatrale che sta tra Bowie e Meta Loaf, ma a conti fatti, dietro quella patina traboccante di fiati e archi cosa ci troviamo? Un po' poco. Le canzoni che bene o male hanno tutte lo stesso piglio, e non ce ne vogliate, si assomigliano un po' tutte annegate in questi arrangiamenti (dall'ottima forma ma dalla bassa sostanza), purtroppo, senza mai lasciare incisivi segni melodici (ed è questa forse la critica maggiore che facciamo alla band, perché bastonarli per i revivalismi sarebbe stucchevole). A volte il passo è davvero fin troppo lungo e 'America' è un pezzo che pare più un collage di tante altre cose piuttosto che una composizione con una sua anima personale. Allora, non che i nostri siano mai stati particolarmente a fuoco, visto che nel loro pentolone musicale ci si trova spesso un pezzo di piano di Elton John tanto quanto una chitarra degli Stones, ma anche con i soliti ingredienti si può aspirare a un menù dignitoso ma che non ingozzi, come, ahimè, accade qui.


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