Hey Colossus: 'The Guillotine' (2017)
Rocket

Voto: 8/10

Hey Colossus: 'The Guillotine' (2017)

"Difficile prevedere che il suono degli Hey Colossus potesse raggiungere tanta compiutezza e tali picchi di emotività"

di Daniele Cardarelli

Segni particolari: album numero undici per la band londinese prodotto da Tim Cedar dei Part Chimp e Ben Turner e che ha visto la collaborazione dell’ex Hawkwind Nik Turner, qui al sax nella traccia ‘Back In The Room’. Da registrare l’ennesimo rimpasto di line-up, il chitarrista Roo Farthing (fratello di Timothy, altro chitarrista della band) prende il posto di Jonathan Richards.

Ingredienti: da quando due anni fa hanno traslocato in cassa Rocket, gli Hey Colossus si sono rifatti completamente il sound, tanto che le sfuriate sludge-doom degli esordi sono oggi solo un appannato ricordo. Con la pubblicazione di ‘Black And Gold’ nel 2015, sorta di disco spartiacque, i londinesi hanno elaborato una personalissima formula che sintetizza post-punk e krautrock a cui fa da collante una continua e minuziosa apertura alla melodia, a cui non si sottrae questo nuovo lavoro ‘The Guillotine’, che addirittura allunga i tentacoli dell’evoluzione anche in territori più pop (‘Englishman’) e perfino jazz (‘Back In The Room’).



Densità di qualità: Paul Sykes lo andava dicendo già all’indomani della release di ‘Black And Gold’ che la sua creatura non avrebbe mai e poi mai fatto la fine dei Ramones, ovvero quella di una band clone di sé stessa intenta a pubblicare ciclicamente dischi uguali fino al raggiungimento dell’età pensionabile. Difficile però era prevedere che da lì al giro di un paio d’anni scarsi il suono degli Hey Colossus potesse raggiungere tanta compiutezza e tali picchi di emotività. I sei sembrano provare un gusto sadico a dilatare i confini finora tracciati del post-punk e un minuto dopo fischiettarti una melodia che ti si stampa in testa. Alla faccia delle sette note, gliene bastano molte meno per entrare di diritto nella top five delle band con il più alto tasso di climax drammatico e claustrofobico (vedi title track e ‘Poitions’); potere della reiterazione si potrà obiettare, ma ci vuole classe anche in quella. “Trascendere le limitazioni della scena underground da cui provengono” recitava il comunicato stampa che annunciava l’obiettivo di ‘The Guillotine’, e il risultato è stato ampiamente raggiunto. Chapeau!


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