War On Drugs: 'A Deeper Understanding' (2017)
Atlantic

Voto: 8/10

War On Drugs: 'A Deeper Understanding' (2017)

"Un album orecchiabile e accogliente, ma come un colpo di fulmine trafigge, seduce, sconvolge"

di Tommaso Benelli

Segni particolari: l’esordio con ’Wagonwheel Blues’, nel 2008 (quando Kurt Vile era ancora un membro della band), il grande passo avanti col successivo ’Slave Ambient’, e infine il trionfo di ’Lost In The Dream’, considerato da buona parte della critica specializzata il miglior album in assoluto tra quelli usciti nel 2014; carichi di aspettative, gli statunitensi War On Drugs, guidati dal frontman e unico compositore Adam Granduciel, sono giunti ora alla quarta prova su lunga durata, per quello che è il loro primo album pubblicato sotto la Atlantic.

Ingredienti: con ’Slave Ambient’ (2011), i War On Drugs approdarono al suono per il quale sono oggi famosi, un folk-rock onirico spartito tra ballate suggestive e nostalgiche e brani dal ritmo decisamente più sostenuto. Il trionfale ’Lost In The Dream’, pubblicato tre anni dopo, portò la stessa formula verso nuovi inebrianti lidi, canalizzando le stesse suggestioni in canzoni ancora più esaltanti, vere e proprie cavalcate con tanto di incendiari assoli di chitarra (ve la ricordate ‘Red Eyes’?). Più che da ballare, ad ogni modo, la loro è una musica sulla quale ondeggiare rapiti. ’A Deeper Understanding’ si attesta sui medesimi orizzonti dei suoi predecessori, magnificando entrambi gli estremi della musica di Granduciel: la ballata, ora maggiormente solenne, e il pezzo ritmato, sempre più glorioso ed esplosivo. Innovativi seppur fortemente legati al rock classico d’oltreoceano (Springsteen e Tom Petty su tutti), riflessivi e poetici ma estremamente coinvolgenti nelle performance dal vivo, i War On Drugs rappresentano, oggi, il complesso folk-rock definitivo.




Densità di qualità: tastiere ariose e calde che dipingono tramonti, visioni su cui si scaglia la trascinante energia della band, tra vibranti tessiture chitarristiche, incalzanti colpi di batteria, assoli che sono lame di luce a fendere le nubi più torbide; e la voce di Granduciel, dal timbro fortemente dylaniano, perfetta per accompagnarci nella stordente bellezza di questa foschia dream-rock. Tutto ciò prende forma i canzoni 'piene', esaustive, capitoli musicali a comporre un’esperienza corale totalmente immersiva; in ’A Deeper Understanding’ ci ritrovi il synth-rock trasognato (’Up All Night’, ’In Chains’), ballate romantiche e monumentali (’Thinking Of A Place’, ’Strangest Thing’, ’You Don’t Have To Go’), estatici momenti di pausa (’Knocked Down’, ’Clean Leaving’) a precedere travolgenti ripartenze (’Holding On’, ’Nothing To Find’). Poco importa che alcuni di questi pezzi prendano in prestito soluzioni melodiche dai lavori precedenti; e poco importa, infine, che sia il quarto album su quattro che punta ad evocare i medesimi immaginari, con soluzioni anche piuttosto compiacenti: ’A Deeper Understanding’ è in fondo molto di più di un ascolto per musicofili, come è molto di più della somma delle sue parti: è ciò di cui sentivamo il bisogno, per riflettere, per sentirci compresi, per avere un personale luogo di evasione nei periodo più neri, o più semplicemente per poter ascoltare della musica onesta, vera, bella. Non lascerà solchi indelebili nella storia delle musica, ma un segno marcato sull’ascoltatore - quella pelle d’oca che non se ne va per tutta la durata del disco - lo imprime senza dubbio. Perché questo è un album orecchiabile e accogliente, ma come un colpo di fulmine trafigge, seduce, sconvolge. Adam Granduciel ha composto il disco folk-rock totale, un lavoro che, si spera, gli procuri tutte le soddisfazioni di cui merita. D’altra parte, come cantava qualcuno, ”[…] in the end / the love you take / is equal to the love you made” , ed è giusto che quest'opera riceva indietro fino all’ultimo grammo dell’amore che dà.


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