Grizzly Bear: 'Painted Ruins' (2017)
RCA

Voto: 8/10

Grizzly Bear: 'Painted Ruins' (2017)

"Canzoni che solo loro sanno scrivere con una qualità che dopo 15 anni non mostra segni di calo"

di Carmine Speranza

Segni particolari: sono passati ben 5 anni dall’ultimo album dei Grizzly Bear, quel 'Shields' che sembrò esprimere tutto quello che era il potenziale nelle mani della band. Dopo aver raccolto con tutti i loro dischi attestati di stima da importanti colleghi, le lodi estasiate di tutta la critica che conta e un soddisfacente successo di pubblico per la dimensione indie, i membri della band si sono un po’ sparpagliati sia per motivi personali che artistici. Capirete bene quanto alta fosse l’attesa per un loro ritorno in studio e la successiva (dopo le registrazioni) firma per la RCA.

Ingredienti: i Grizzly Bear si riconoscono dopo 10 secondi. Ritmiche oblique, effetti di tastiere che si prendono la scena, canto sornione quello di Ed e penetrante quello (sempre troppo poco sfruttato) di Daniel, compattezza priva di sbavature, delicatezze da chamber pop subito dopo un pezzo tutto synth e batteria, atmosfera raccolta che da sempre l’impressione di esprimersi con sincerità, non cercando a tutti i costi l’artificio produttivo che faccia gridare al miracolo. Non c’è un significativo cambio di registro, come ad esempio quello che si notava da 'Yellow House' (2006) a 'Veckatimest' (2009), ma il sound, sempre a piccoli ma decisi passi, sta crescendo con le proprie forze seppur a tratti la proposta da l’idea di risultare fuori dal contesto attuale.



Densità di qualità: ciò che dicevamo sopra potrebbe essere una critica importante se non ci fossero idee valide, cioè se avessimo un disco privo di canzoni sorprendenti o che facciano venire voglia di un repeat, pur essendo sempre composte di una sostanza densa e non di immediata assimilazione come tutta la musica dei Grizzly Bear. Canzoni oggettivamente perfette come 'Morning Sound', 'Three Rings', 'Losing All Sense', 'Neighbors' o 'Systole' rischiano di essere trattate con sufficienza, (quasi a darne per scontato la presenza di almeno un paio all’interno di ogni disco), sono invece da soppesare con attenzione, perché incarnano l’espressione ancor più raffinata e miracolosamente equilibrata di tutti i caratteri distintivi della band. Si tratta forse di pezzi ancora più a fuoco di quanto fatto in 'Shields', e lo si nota dalla facilità con la quale la tracklist scivola via. Per questo motivo, anche se i Grizzly Bear paiono intenzionati ad aver lo stesso approccio ed alcune precise scelte di arrangiamenti che ricalcano fedelmente il background che loro stessi – non dimentichiamo – hanno costruito, è giusto far pesare sul piatto del voto più alto il vasto assortimento di ritmi e testi, le strofe che sembrano ritornelli e viceversa, insomma queste canzoni che solo loro sanno scrivere con una qualità che dopo 15 anni non mostra segni di calo né alcuna ricerca di compiacimento a discapito della fedeltà a loro stessi.


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